Evidentemente e ovviamente il conflitto (russo-ucraino) si combatte anche colpendo le infrastrutture tecnologiche. Non stupisce, dunque, che da un lato l’Ucraina spinga per il “reclutamento” di una “legione straniera” di persone in grado di usare in modo offensivo i computer, e che, dall’altro spuntino aggregazioni (più o meno) spontanee di gruppi che combattono per l’una o l’altra parte utilizzando le tecnologie dell’informazione. C’è, poi, il tema molto scivoloso da maneggiare delle azioni commesse da soggetti cosiddetti “state-sponsored” o da quelli – tipicamente appartenenti a gruppi criminali – che approfittano del fatto che le istituzioni sono “casualmente” distratte e commettono reati a danno, guarda caso, di Paesi ostili. In questo caso è spesso difficile tracciare una linea fra l’incapacità di uno Stato di perseguire gli autori di reati, e l’interesse a creare una situazione confusa e incerta, della quale potersi avvantaggiare indirettamente di Andrea Monti – Inizialmente pubblicato su Strategikon – un blog di Italian Tech
Leggi tutto “La differenza fra reati (informatici) comuni e atti di guerra”
Possibly Related Posts:
- La Corte suprema USA può rimettere in discussione lo scambio di dati con i Paesi UE
- Se il digitale uccide il suono di una chitarra, la sua forma vale ancora qualcosa?
- La crisi fra Italia e USA riporta al centro del dibattito l’autonomia tecnologica
- L’India blocca Telegram e socializza il costo della prevenzione
- Perché la partita dell’IA fra Usa e Cina si gioca sulla dipendenza tecnologica
