Questo post su Linkedin:
“coglione” si può di e scrivere perchè fa parte del linguaggio della politica. Dal fronte dem la reazione del segretario Nicola Zingaretti alle parole di Di Maio e a quelle di Renzi è dura: “Non fa solo effetto, fa male, noi saremo molto responsabili e diciamo agli alleati che si può andare avanti ma nessuno ricominci a mettere bandierine su identità, perché gli italiani sono stanchi e non sono dei coglioni. Bisogna mantenere le parole sennò si arrabbiano e ci sarà una rivolta”. Dopo Silvio Berlusconi, anche Nicola Zingaretti utilizza, come elegante metafora, la parola “coglione” per definire, quello che “non sono” gli Italiani. Sembrano passati secoli da quando il linguaggio pubblico di Vittorio Sgarbi era stigmatizzato come volgare e inaccettabile. Che coglioni che eravamo…
è stato visualizzato solo sette volte nei feed degli utenti potenzialmente interessati, nononstante riguardi un tema – quello di come si è evoluta la comunicazione politica – di una qualche importanza.
Sarebbe interessante se il motivo di questa “performance” così deludente sia il semplice disinteresse per il post o il fatto che, contenendo una parola vernacolare, Linkedin ha “discretamente” limitato la circolazione del contenuto.
Possibly Related Posts:
- La Corte suprema USA può rimettere in discussione lo scambio di dati con i Paesi UE
- La crisi fra Italia e USA riporta al centro del dibattito l’autonomia tecnologica
- L’India blocca Telegram e socializza il costo della prevenzione
- Perché la partita dell’IA fra Usa e Cina si gioca sulla dipendenza tecnologica
- Anthropic, Google e la responsabilità per l’uso dell’IA
