GPL 3 Nuova licenza, vecchi problemi

Linux&C n. 60 – di Andrea Monti
Il 29 giugno 2007 è la data di nascita della GPL3, la licenza che governerà i software sviluppati dalla FSF e da tutti coloro che sceglieranno di “sposare” la visione del mondo di Richard Stallman. Il rilascio di GPL3 è stato preceduto da roventi polemiche (ricordiamo quella innescata dal messaggio di Linus Torvalds che annunciava di non applicare questa licenza al kernel di Linux) che non sembrano destinate a spegnersi. I critici della nuova GPL, infatti, sono convinti che sia troppo restrittiva e che la GPL v.2 sia migliore, mentre chi supporta la nuova arrivata ne esalta le capacità di proteggere le creazioni dei programmatori in modo più flessibile ed efficiente. Per capire quale dei due partiti abbia ragione è necessario, innanzi tutto, andare alle fonti e leggere comparativamente i due testi.

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Novell, Microsoft e FSF… chi ha ucciso il free software?

Linux&C n. 56 – di Andrea Monti

Questo articolo analizza le implicazioni dell’accordo fra Novell e Microsoft da una prospettiva diversa rispetto a quella attualmente dominante nella comunità del free software che vede nel “patto con il diavolo” una fonte di pericoli per la “causa” del free software in generale e per i singoli sviluppatori in particolare. Sicuramente – sgombriamo il campo da ambiguità – questo accordo “non è una bella cosa”, ma piuttosto che lamentarsi del latte versato, sarebbe utile capire come si è arrivati a rovesciare il bricco sul fuoco. In altri termini: siamo sicuri che quanto accaduto sia colpa (se di “colpa” di si può parlare) esclusiva di Novell e che la comunità del free software sia esente da responsabilità?

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MINNESOTA SUPREME COURT – Dec. A06-1000/2007

A writ prohibition against a Court order granting – as addictional discovery – access to breath test device source code owned by the State, cannot be granted when evidence of non discoverability is not provided.

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La Corte di Cassazione e l’originalità del software

di Andrea Monti – PC Professionale n. 193

Il presupposto della tutela giuridica del software è sicuramente l’unicità del codice sorgente, anche se poi i programmi svolgono le stesse funzioni.
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Cass. Sez. I civile Sent. 581/07

L.633/41 – programmi per elaboratore – formulazione e organizzazione autonome rispetto a programmi analoghi – originalità – sussiste
L.633/41 – programmi per elaboratore – verifica dell’originalità – giudizio di fatto – sindacabilità in sede di legittimità per soli vizi di motivazione
La creatività e l’originalità sussistono anche qualora l’opera sia composta da idee e nozioni semplici, comprese nel patrimonio intellettuale di persone aventi esperienza nella materia propria dell’opera stessa, purché formulate ed organizzate in modo personale ed autonomo rispetto alle precedenti.
La consistenza in concreto di tale autonomo apporto forma oggetto di una valutazione destinata a risolversi in un giudizio di fatto, come tale sindacabile in sede di legittimità soltanto per eventuali vizi di motivazione.

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Miti e leggende sui brevetti software – Parte I

Linux&C n. 54
di Cristian Miceli (trad. e adattamento di Andrea Monti – per gentile concessione di ICTLEX BRIEFS
Questo articolo analizza alcuni luoghi comuni sulla brevettabilità del software che si sono generate attorno alla proposta di direttiva 2002/0047/COD sulla brevettabilità delle Computer Implemented Invention (CII) alla luce del contrasto fra Parlamento europeo e Commissione europea, e in rapporto alle attività dell’Ufficio europeo dei brevetti (European Patent Office – EPO).

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US Court of appeals 4th Circuit – Opinion 042566

This appeal, a part of the multidistrict class action antitrust litigation brought against Microsoft Corporation by 39 purchasers of Microsoft’s operating system software and applications software, presents the question whether 26 indirect purchasers have stated a claim upon which relief can be granted. See Fed. R. Civ. P. 12(b)(6). The district court granted Microsoft’s motion to dismiss their claims, concluding that because these 26 plaintiffs did not buy software directly from Microsoft, they were indirect purchasers who were barred from seeking recovery for illegal pass-through overcharges under the principles of Illinois Brick Co. v. Illinois, 431 U.S. 720
(1977). The court also found that they lacked standing to seek recovery for certain types of injury because the alleged injury did not constitute “antitrust injury,” was speculative, or was generalized and not specific to the plaintiffs. The court dismissed the plaintiffs’ equitable claims under the doctrine of laches.

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Quanto vale una GPL senza firma?

Linux&C n.49
Le licenze (GPL inclusa) non hanno valore se non sono firmate? Una sentenza del tribunale di Bolzano pone un problema serio che coinvolge il sistema di circolazione del software adottato sia in ambito libero, sia in ambito proprietario.

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YAOL (Yet Another Open License)?

Linux&C n. 48
Un problema serio derivante dall’adozione della GPL è la sua scarsa attitudine a produrre in tempi rapidi un ritorno economico per l’autore del software. I “sacri testi” dicono che liberando il software si innesca un mercato (altamente concorrenziale) per i servizi legati al software stesso. In questo modo il programmatore potrebbe guadagnare indirettamente dalla diffusione della sua creazione, compiendo, nello stesso tempo, un gesto di utilità sociale. Ma è anche vero che questa impostazione è figlia di un sistema economico-culturale come quello statunitense. Da quelle parti i “numeri” degli utenti potenziali, l’abitudine al concetto che il “servizio si paga”, e la deducibilità fiscale dei contributi privati erogati a favore di attività no-profit rendono certamente possibile praticare il modello del free software.

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Anche senza imballo o supporto il software non è illegale

di Andrea Monti – PC Professionale n. 171

Un tribunale analizza i metodi di licenza software in rapporto alle leggi sul copyright e stabilisce per la prima volta che il software privo di documentazione originale non è fuori legge.
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Negoziare un contratto di sviluppo software

Linux&C n.45

Negoziare un contratto di sviluppo software
di Andrea Monti

Le controversie che si verificano più di frequente nel settore dello sviluppo software riguardano l’incertezza nell’attribuzione dei diritti di proprietà intellettuale, il mancato rispetto dei termini di consegna del programma e la mancanza di accordo sulle funzionalità da implementare. La conseguenza di tutto questo è, nella migliore delle ipotesi, una riduzione del compenso pattuito o la perdita del cliente e, nella peggiore, una causa per inadempimento contrattuale e risarcimento danni. In questo articolo troverete una serie di suggerimenti per minimizzare i rischi di eventualità del genere.

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EC Court of First Instance – Order T-201/04R

Download the PDF from this site.

Originale text on the EC Court of justice website

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Trib. I grado CE Ord. T-201/04 R

Qui è disponibile il file in formato PDF

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Netfilter vs Sitecom. Linee guida per proteggere gli “scippi” di codice

Linux&C n. 41

La causa promossa dai responsabili del progetto netfilter/iptable contro la Sitecom, accusata di avere utilizzato questo software in violazione della GPL incorporandolo in un router WLAN è sicuramente destinata a rimanere una pietra miliare nella storia del software libero.
Il fatto in sé non è particolarmente nuovo: il mondo è pieno di soggetti che, più o meno in buona fede, “dimenticano” la GPL quando riutilizzano software libero per scopi commerciali. Ma nel caso di netfilter, i responsabili del progetto hanno deciso di non subire in silenzio e, dopo avere diffidato (inutilmente) la Sitecom le hanno fatto causa chiedendo, innanzi tutto, l’emanazione di un provvedimento di urgenza che blocasse la distribuzione del prodotto incriminato.

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La fuga dei sorgenti MS fra bufale e minacce per l’open source

di Andrea Monti – PC Professionale n. 157

Una porzione del codice sorgente di Windows finisce in rete e in molti si preoccupano delle eventuali vulnerabilità che si potrebbero scoprire.
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Il software libero a rischio di illegalità?

Linux&Co n.ro 37 – di Andrea Monti

La crociata contro la duplicazione abusiva scatenata dalle major dell’IT e dell’audiovisivo contro chi sviluppa applicazioni e servizi “fuori dal coro” – dai DVD player per Linux alla diffusione di informazioni sulle vulnerabilità dei sistemi – acquisisce nuovi adepti fra i produttori di hardware. Nello stesso tempo, nuove strategie di sviluppo del software “ispirate” dalle pubbliche autorità per esigenze di sicurezza e prevenzione dei reati, spingono alla creazione di software che limitano le possibilità di utilizzo da parte degli utenti.

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Il nuovo corso di Red Hat è veramente open source?

Linux&Co n. 36 di Andrea Monti

RedHat ha da poco annunciato una nuova strategia commerciale che – in sintesi – consiste nel tenere per sè lo sviluppo delle piattaforme dedicate al mondo business (RedHat Enterprise Linux – RHEL), lasciando alla comunità la gestione di un sistema operativo open source e “general purpose” chiamato “Progetto Fedora”[1].

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Min. innovazione Dir. 19 dicembre 2003

IL MINISTRO PER L’INNOVAZIONE E LE TECNOLOGIE
Visto il regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440, recante «Nuove
disposizioni sull’amministrazione del patrimonio e sulla contabilita’
generale dello Stato»;
Visto il regio decreto 23 maggio 1924, n. 827, recante «Regolamento
per l’amministrazione del patrimonio e per la contabilita’ generale
dello Stato»;
Visto il decreto legislativo 24 luglio 1992, n. 358, recante «Testo
unico delle disposizioni in materia di appalti pubblici di forniture,
in attuazione delle direttive 77/62/CEE, 80/767/CEE e 88/295/CEE», e
successive modificazioni (con particolare riguardo al decreto
legislativo 20 ottobre 1998, n. 402, in attuazione delle direttive
93/36/CEE e 97/52/CE);
Vista la legge 7 agosto 1990, n. 241, recante «Nuove norme in
materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai
documenti amministrativi»;
Visto l’art. 12 del decreto legislativo 12 febbraio 1993, n. 39,
recante «Norme in materia di sistemi informativi automatizzati delle
amministrazioni pubbliche, a norma dell’art. 2, comma 1, lettera mm),
della legge 23 ottobre 1992, n. 421»;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 6 agosto
1997, n. 452, recante «Regolamento recante approvazione del
capitolato di cui all’art. 12, comma 1, del decreto legislativo
12 febbraio 1993, n. 39, relativo alla locazione e all’acquisto di
apparecchiature informatiche, nonche’ alla licenza d’uso dei
programmi»;
Visto l’art. 6 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, recante
«Interventi correttivi di finanza pubblica», come modificato
dall’art. 44 della legge 23 dicembre 1994, n. 724;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n.
573, recante «Norme per la semplificazione dei procedimenti di
aggiudicazione di pubbliche forniture di valore inferiore alla soglia
di rilievo comunitario»;
Visto il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 157, recante
«Attuazione della direttiva 92/50/CEE in materia di appalti pubblici
di servizi», e successive modificazioni (con particolare riguardo al
decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 65, in attuazione delle
direttive 97/52/CE e 98/4/CE);
Visto il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 158, recante
«Attuazione delle direttive 90/531/CEE e 93/38/CEE relative alle
procedure di appalti nei settori esclusi», e successive modificazioni
(con particolare riguardo al decreto legislativo 25 novembre 1999, n.
525, in attuazione delle direttive 94/22/CE e 98/4/CE);
Visto l’art. 20, comma 8, allegato 1, punto 12 della legge 15 marzo
1997, n. 59, recante «Delega al Governo per il conferimento di
funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della
pubblica amministrazione e per la semplificazione amministrativa»;
Visto l’art. 24 della legge 24 novembre 2000, n. 340, recante
«Disposizioni per la delegificazione di norme e per la
semplificazione di procedimenti amministrativi – legge di
semplificazione 1999»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000,
n. 445, di approvazione del «Testo unico delle disposizioni
legislative e regolamentari in materia di documentazione
amministrativa (Testo A)»;
Vista la legge 27 dicembre 2002, n. 289, (legge finanziaria 2003),
ed in particolare l’art. 26, comma 2, lettera a);
Visto il decreto del Presidente della Repubblica in data 10 giugno
2001, di nomina del Ministro senza portafoglio per l’innovazione e le
tecnologie;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data
9 agosto 2001, concernente delega di funzioni del Presidente del
Consiglio dei Ministri al Ministro senza portafoglio per
l’innovazione e le tecnologie;
Visti i significativi sviluppi delle tecnologie dell’informazione e
della comunicazione ed in particolare il processo di produzione,
distribuzione ed evoluzione di programmi informatici che si basa
sulla disponibilita’ del codice sorgente aperto;
Considerati gli esiti dell’indagine conoscitiva sui programmi
informatici a codice sorgente aperto svolta dalla Commissione
appositamente istituita e composta da numerosi e qualificati esperti
delle pubbliche amministrazioni, del mondo accademico e del settore
delle imprese;
Ritenuto di dover fornire un indirizzo univoco relativo alle scelte
delle soluzioni per la predisposizione e per l’acquisizione dei
programmi informatici da parte delle pubbliche amministrazioni;

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La Pubblica Amministrazione italiana diventa licenziataria di Microsoft

di Andrea Monti – PC Professionale n. 152

Fa discutere l’accordo concluso tra Microsoft Italia e la Pubblica Amministrazione italiana per dare accesso ai sorgenti dei prodotti Microsoft.
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Brevettabilità del software. Le modifiche alla proposta di direttiva non cambiano in termini del problema

Linux&Co n. 35 – di Andrea Monti

L’approvazione del testo emendato[1] della proposta di direttiva sulla brevettabilità del software risalente allo scorso 24 settembre è stata possibile grazie a curiose trasversalità politiche[2] e ha suscitato reazioni abbastanza diverse. C’è chi – come Pietro Folena (appartenente, in Europa, al PSE, lo stesso raggruppamento politico della proponente McCarthy) – parla di “un risultato importante” e chi – Fiorello Cortiana – non si abbandona a facili entusiasmi promettendo di non abbassare la guardia.

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Sco vs IBM: Linux è fuori legge?

Linux&C n. 34 – di Andrea Monti

L’azione legale intentata da SCO Group (o, più correttamente, da Caldera che ha acquistato il glorioso marchio SCO) contro IBM lascia veramente molto perplessi. E sembra tanto un mezzo per risolvere tramite la via giudiziaria le difficoltà commerciali nelle quali versano, in generale, gli UNIX proprietari.

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EUCD. La fiera delle occasioni perdute

Linux & C n. 32 – di Andrea Monti

Da qualche tempo circolano in rete iniziative e petizioni per “fermare” la famigerata EUCD (European Union Copyright Directive). Ennesimo anello della catena normativa destinata a “legare” il diritto d’autore a un’interpretazione unilaterale, miope e lesiva dei diritti fondamentali della persona. Si tratta di iniziative che, per quanto ben animate e meritorie, sono purtroppo tardive e tecnicamente (dal punto di vista giuridico) poco efficaci.

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Prime impressioni sul rapporto della “Commissione Meo”

Interlex n.ro 258

La pubblicazione dei risultati del lavoro della Commissione Meo è un evento sicuramente centrale nello sviluppo di una cultura istituzionale dell’open source. Finalmente, a quasi quattro anni dal primo invito rivolto alle Istituzioni ad affrontare il tema (vedi E’ compito delle istituzioni pubbliche liberarci dalla schiavitù elettronica, presentato al Forum per la società dell’informazione voluto dalla Presidenza del Consiglio nel “lontano” 1999) un documento ufficiale traccia una linea guida e propone strategie a un interlocutore al quale, ora più che mai, si adatta l’antica sfida: hic Rhodus, hic saltus.

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Una causa fra Sco e IBM riporta Unix in tribunale e mette sotto accusa l’open source

di Andrea Monti – PC Professionale n. 145

Secondo Sco, Linux deve i suoi risultati alla cannibalizzazione di Unix incoraggiata da IBM che negli anni avrebbe investito a vantaggio delle proprie applicazioni su Linux
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Fiduciary License Agreement. Una gabbia per imprigionare il free software?

Linux&Co n.ro 31

di Andrea Monti

Lo scorso 4 febbraio la Free Software Foundation Europe ha rilasciato il Fiduciary License Agreement (FLA)http://www.fsfeurope.org/projects/fla/FLA-1.0.en.pdf, un contratto grazie al quale viene trasferita all’associazione una consistente parte dei diritti d’autore originariamente proprietà di chi ha sviluppato il software con licenza GPL. Lo scopo dell’iniziativa (in teoria) è garantire una più efficace protezione innanzi tutto del software libero e poi dei diritti dei singoli programmatori. Che, secondo la FSF Europe, ben difficilmente potrebbero far valere da soli le proprie ragioni in caso di abusi compiuti da terzi che riutilizzano illecitamente un software GPL[1].

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Qualche ipotesi di lavoro per la commissione open source.

Linux&Co n.ro 29

di Andrea Monti

Dopo più di tre anni dalla presentazione al Forum per la società dell’informazione presso la Presidenza del consiglio del documento “E’ compito delle istituzioni liberarci dalla schiavitù elettronica” (http://www.alcei.it/news/cs990128.html) e all’indomani del discutibile ddl Cortiana, e delle altre sconnesse “uscite” dell’opposizione (http://www.interlex.it/attualit/folena.htm http://punto-informatico.it/p.asp?i=42140) è il momento del Governo di cimentarsi sul tema “open source e PA”.
La risposta alle ripetute istanze della società civile arriva sotto forma dell’istituzione di una commissione “per l’open source” (http://www.interlex.it/pa/commissione.htm) della quale, come è noto, si conosce il nome del solo presidente (peraltro, una scelta di valore: il prof. Angelo Raffaele Meo). Mentre non si conoscono l’identità degli altri componenti e il funzionamento della neoistituita struttura, il che – detto per inciso – non mi sembra nemmeno sbagliatissimo. Visto il tema delicato, open source e PA, è facile immaginare che i componenti di questa commissione saranno bersagliati dalle azioni dei lobbisti più agguerriti. Una volta tanto, dunque, un po’ di anonimato potrebbe non guastare.
Questa legittima esigenza, però, non dovrebbe far venire meno la trasparenza nell’operato degli esperti. Sarebbe veramente un caso di triste umorismo involontario vedere una commissione per l’open source che tiene “chiuse” le informazioni che la riguardano.
Boutade a parte, tuttavia, la considerazione non è banale perché riguarda il modello (che si potrebbe definire, appunto “aperto”) di partecipazione al processo di formazione delle leggi e dell’indirizzo politico che uno Stato dovrebbe o potrebbe darsi. Ovviamente non sto vagheggiando improbabili (e pericolose) forme di democrazia diretta ma, più semplicemente, ipotizzo uno scenario nel quale – su questioni molto tecniche – le Istituzioni possano accedere al notevole patrimonio di conoscenza disponibile (gratis) sul territorio acquisendo informazioni e punti di vista che diversamente non avrebbero avuto o avrebbero dovuto pagare a caro prezzo. E che non si tratti di speculazioni teoriche lo ha dimostrato la pregevole iniziativa dell’AIPA che all’epoca delle normazione sulla firma digitale aprì delle vere e proprie consultazioni pubbliche per raccogliere l’opinione della comunità degli esperti.
Bene, questa commissione per l’open source potrebbe rappresentare un vero e proprio “laboratorio” per approfondire un metodo di lavoro già timidamente applicato in passato. Il primo auspicio, dunque, è che la commissione non lavori con quell’approccio arrogantemente esclusivo che sta caratterizzando altre importanti riforme. Come il recepimento delle direttiva sul commercio elettronico e sul diritto d’autore (sui cui problemi vedi “Provider e responsabilità nella legge comunitaria 2001” – http://www.alcei.it/documenti/cs020619_it.htm).

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Quali leggi per l’open source

di Andrea Monti

Mi sembra una necessità fondamentale che la pubblica amministrazione utilizzi sistemi operativi, applicazioni e formati trasparenti, compatibili, senza aggravi di costi per i cittadini e nel rispetto della loro privacy.

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Dovresti fidarti del tuo venditore di software?

Linux&Co n.ro 30

di Andrea Monti

Trustworthy computing è lo slogan coniato dalla Microsoft per definire il “nuovo” approccio alla sicurezza che caratterizzerà le proprie future applicazioni. E che, per usare le parole di Umberto Paolucci, vice president della casa di Redmond, consiste nel raggiungere lo stesso livello di affidabilità del telefono o dell’elettricità tramite sistemi autogestibili, semplificazione nei processi di gestione e dando maggiore priorità alla sicurezza rispetto alla semplicità e all’introduzione di nuove funzioni [1] Superata la cortina fumogena delle “frasi a effetto”, però, è abbastanza evidente che la proposta è tutt’altro che nuova, innovativa, funzionale e coerente. Vediamo perché.

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First Instance Court Oslo (NO) Dec. 02-507 M/94

Oslo first instance court
May be published

7 January 2003 there was pleadings before the court in Oslo Court House to make a

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DPCM 296/02

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Vista la legge 22 aprile 1941, n. 633, concernente la protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio;

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Era meglio non andare in vacanza!

di Andrea Monti

Oppure era meglio non tornare affatto. Se avessi saputo che prendermi qualche giorno di riposo avrebbe scatentato questo putiferio, me ne sarei guardato bene!

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Recepita la direttiva comunitaria sulla garanzia dei prodotti. Guai in vista per le software house

di Andrea Monti – PC Professionale n. 135

La copertura di garanzia sui prodotti per i consumatori viene estesa a due anni. La norma si applica sugli acquisti effettuati dopo il 30 giugno. Il Decreto Legislativo 2 febbraio 2002, n. 24 “Attuazione della direttiva 1999/44/CE su taluni aspetti della vendita e delle garanzie di consumo” è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 57 del 8 marzo 2002 – Supplemento Ordinario n. 40. Si tratta di un provvedimento molto importante perchè rivoluziona il regime giuridico della garanzia dei prodotti destinati ai consumatori, stabilendo l’estensione del periodo di copertura a due anni e responsabilizzando anche la catena distributiva per i difetti strutturali del prodotto.
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Ripensare l’open source?

Linux&Co n.ro 24

di Andrea Monti

L’open source stenta a spiccare il salto di qualità di cui avrebbe bisogno per competere da pari a pari con gli altri protagonisti del settore ICT. Una delle ragioni di questo stallo è sicuramente l’assopimento culturale del progetto che si è addormentato oramai da qualche anno. Persino in importanti conferenze rivolte ad aziende e pubbliche amministrazioni si continua ancora oggi a parlare secondo quelli che sono diventati dei veri e propri dogmi. Che non possono essere messi in discussione senza essere accusati di eresia. Anche quando, come nel caso della proposta di legge sul software libero, ci sono fortissime perplessità sulla ragionevolezza di certe scelte. O anche nel caso, vedi la questione Mandrake/Staroffice, in cui si evidenziano precise scelte commerciali che sono in rotta di collisione con le “dichiarazioni di principio” che dovrebbero essere la “Carta costituzionale” del software libero.

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Un seminario al Parlamento Europeo per parlare di open source ed e-government

di Andrea Monti – PC Professionale n. 133

I sostenitori del modello open source discutono con i rappresentanti di Microsoft l’impiego del software proprietario nell’amministrazione dello Stato.
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DPCM 11 aprile 2002

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Visti gli articoli 1 e 12 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, recante “Istituzione e ordinamento dei servizi per le informazioni e la sicurezza e disciplina del segreto di Stato”;

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Cass. Sez. IV penale Sent. 473/02

REPUBBLICA ITALIANA
In nome del Popolo Italiano

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE III PENALE
 
Composta dagli Ill.mi Sigg.

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Uno strumento di lavoro: la lettera d’incarico

Linux&Co n.ro 23

di Andrea Monti

E’ un’esperienza comune a molti sviluppatori – specie ai free lance e a prescindere dall’uso di software libero – quella di essere contattati per eseguire un lavoro senza un minimo di formalizzazione dell’incarico. Il risultato è che si lavora praticamente “sulla parola”. Nulla di male quando le cose vanno come devono andare, ma in caso di contestazioni o problemi ecco che ci si trova a rimpiangere di non avere messo “nero su bianco” almeno gli elementi essenziali dell’incarico (con particolare riferimento ai diritti di proprietà intellettuale).
Dall’altro lato, le aziende si trovano spesso in imbarazzo ad operare con i software liberi perché non hanno ben chiaro il modo in cui gestire aspetti cruciali come la proprietà intellettuale o la responsabilità per l’esecuzione del lavoro.
E’ quindi necessario – prima di iniziare un qualsiasi lavoro – chiedere al cliente almeno di firmare una lettera di incarico come quella che leggete qui avanti. Ma attenzione, questa è solo una delle possibili modalità. Ovviamente non va presa e utilizzata così come è, visto che non è certo possibile prevedere quali possono essere le necessità del caso concreto. Certamente, però, rappresenta una buona traccia da seguire per dare un po’ di concretezza alla vostra attività.
Spero che vi sia utile.

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Trib. Torino Sez. III Sent. 782/02

N. 23564/99 Notizie di reato
N. 2823/01 R.G. Tribunale di Torino
N. 149 Mod. 30
Sentenza del 28.02.2002
N. 782 del Reg. Sent.
Data del deposito 8 aprile 2002

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Your software and how to protect it

The guide is based on research by experts on Intellectual Property Rights at the University of
Sussex and the University of Sheffield. The research was funded by Directorate General
Enterprise of the European Commission.

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Patent protection of computer programmes

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Trib. Chieti Sent. n.1006/01

N. 1006/01 Reg. Sent. “Mon.”

N. 921/99 Reg. Not. Reato

N. 48/01 Reg. G. “U”

Data del deposito 6.12.2001

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I nuovi programmi di licenza Microsoft: esaminiamo alcuni aspetti contrattuali

di Andrea Monti – PC Professionale n. 128

Cambiano radicalmente le politiche di licensing dei prodotti Microsoft che si basano ora sul principio della “temporaneità” del diritto all’uso del software.
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Trib Pescara Sent. n. 720/01

N.6188/97 R.G. notizie di reato
N°1113/01 Reg. SENTENZE
N.720/01 R.G. – Tribunale (stralciato dal n°540/00 R.G.Trib.)

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Bollino SIAE. Un regolamento “fatto su misura”

Linux&Co n.ro 19

di Andrea Monti

Tempi oscuri si preparano per l’Open Source italiano. Lo scorso 22 agosto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il famigerato regolamento previsto dall’art.10 L.24800 (quello che rende obbligatorio il bollino anche per i supporti che contengono software) e il risultato lascia letteralmente esterreffatti. Raramente in un provvedimento normativa della Repubblica è stato dato di riscontrare un pastone così sfacciato di ignoranza tecnica, interessi di parte e indifferenza per le istanze provenienti dalla comunità degli operatori priva di “santi in paradiso”. Perchè i soliti noti hanno avuto modo e maniera di intervenire pesantemente in fase preparatoria Dalle prossime righe sarà anche evidente perchè il testo di questo regolamento sia stato “secretato” gelosamente” dalla Presidenza del consiglio, tanto da far dichiarare in un convegno pubblico organizzato dal LUG Roma all’Università La Sapienza: – all’on.Altea (il relatore della legge 248) che nemmeno a lui ne hanno dato una copia – al dott. Agoglia (relazioni esterne SIAE) di avere visto soltanto una bozza e di non avere idea di quello che sarebbe stato il testo definitivo Persino i tentativi di contatto con l’Autorità delle comunicazioni e con la Presidenza del consiglio non hanno avuto alcun esito, infrantisi malamente su un muro di gomma improvvisamente induritosi oltre ogni misura. Cominciamo con l’ignoranza tecnica. Nella gerarchia delle fonti del diritto il regolamento “sta sotto” la legge ordinaria. Questo significa che se la legge fissa dei principi, il regolamento li può solo attuare e non modificare. Questo in teoria, perchè in pratica le cose vanno molto diversamente. Come è universalmente noto, il nuovo art.181 bis della legge sul diritto d’autore stabilisce espressamente che Ai sensi dell’articolo 181 e agli effetti di cui agli articoli 171-bis e 171-ter,

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Scrivere una licenza open source

Linux&Co n.ro 17

na delle domande che ricevo più spesso riguarda il “come” scrivere una licenza open source valida all’interno dei nostri confini. Cosa non delle più semplici, anche solo considerando che nell’oceano del software libero c’è un mare di pesci simili ma anche molto diversi fra loro.

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Bruce Perens e l’Open Source Licensing

di Andrea Monti – PC Professionale n. 123

A colloquio con il co-fondatore dell’Open Source Initiative che promuove l’impiego del software libero all’interno delle aziende. Quando una licenza d’uso è “open source”.
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Open Source,media e Istituzioni. Colpevoli silenzi, crassa ignoranza e arrogante presunzione

Linux&Co n.ro 16

di Andrea Monti

Nell’ultimo mese ho avuto la fortuna di partecipare a tre eventi che mi hanno consentito, da un lato, di conoscere esponenti storici del movimento Open Source internazionale come Bruce Perens e Roberto Di Cosmo e, dall’altro, di incontrare faccia a faccia – come presidente di ALCEI – il parlamentare che ha funto da relatore alla famigerata legge sul bollino, e il responsabile delle relazioni esterne della SIAE. Non tutti questi incontri hanno una relazione diretta con gli aspetti legali che normalmente tratto in queste pagine, ma per una volta spero mi perdonerete l’off topic. Che spero sia comunque interessante.

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Bollino SIAE. Aggiornamenti e sorprese

Linux&Co n.ro 15

di Andrea Monti

Punto Informatico pubblica all’URL http://www.punto-informatico.it/p.asp?i=35587 la risposta della SIAE ad una lettera dell’Associazione Software Libero che “chiedeva lumi” sulla nota vicenda dell’obbligatorietà del bollino anche per il freeware (argomento ampiamente trattato su queste pagine già all’indomani dell’entrata in vigore della riforma del diritto d’autore).

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