Per rispettare il GDPR servono più incidenti, non sanzioni

di Andrea Monti – Infosec.News del 2 luglio 2020

Scrivo questo articolo in uno di quei rari momenti nei quali mi illudo che la sicurezza informatica sia qualcosa di cui ci si dovrebbe occupare seriamente. Non voglio mancare di rispetto ai tanti professionisti che cercano di lavorare aiutando sul serio clienti e datori di lavoro a “tenere in piedi la baracca”. Nemmeno, però, posso far finta di ignorare cosa sia (diventato?) il mercato della sicurezza informatica e il fatto che senza i tanto vituperati “hacker” non ci sarebbe nemmeno quel minimo di miglioramento che le tante azioni dimostrative hanno causato.

Apologia di reato? Istigazione a delinquere? No, semplicemente constatazione di un dato oggettivo: nel settore della sicurezza informatica non sono le sanzioni a indurre il rispetto delle regole. Continue reading “Per rispettare il GDPR servono più incidenti, non sanzioni”

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Scienza, tecnocontrollo e public-policy nell’era COVID-19

Rivista Trimestrale di Scienza dell’Amministrazione n. 2/2020
Andrea Monti – Università Gabriele d’Annunzio Chieti-Pescara

 Riassunto

Questo articolo analizza i problemi emersi dall’impiego della tecnologia nella definizione ed attuazione delle misure di contrasto alla pandemia COVID-19. Evidenzia il ruolo della scienza nel supporto ai processi decisionali e la necessità di distinguere i diversi ambiti di attendibilità delle informazioni ai fini del policy by number. Segnala l’impatto dell’uso (pur involontariamente) sinergico dei dati nella comunicazione pubblica e in quella dei media come funzionale all’induzione di uno stato di learned helplessness favorito dall’opera “infantilizzante” delle tecnologie dell’informazione che si traduce in una minore reattività verso la limitazione dei diritti e delle prerogative democratiche del cittadino. Sostiene, a seguito di una analisi comparata, che la resistenza all’impiego esteso delle tecnologie dell’informazione per contrastare la pandemia – e in generale per la gestione della sicurezza – sia causata dal ritardo tecnologico italiano che ha impedito di fondare la riflessione giuridica su concrete scelte di public policy e sulle relative attuazioni normative.

Parole chiave: COVID-19, tecnocontrollo, privacy, pubblica sicurezza, sovranità digitale, Asian Values Continue reading “Scienza, tecnocontrollo e public-policy nell’era COVID-19”

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Scienza, public policy e tecnocontrollo nell’era COVID-19

Questo è un estratto dall’articolo ” Scienza, public policy e tecnocontrollo nell’era COVID-19″ accettato per la pubblicazione dalla Rivista Trimestrale di Scienza dell’Amministrazione per il volume “COVID-19: to rule the emergency”

1. Introduzione

L’emergenza COVID-19 ha evidenziato in modo chiaro – ma non per questo preso nella dovuta considerazione – il ruolo centrale della scienza e della tecnologia nel condizionare le scelte politiche e di conseguenza le norme emanate in loro applicazione.

Non si tratta solo e soltanto delle pur fondamentali questioni legate alla ricerca medico- scientifica, ma anche del modo in cui, da un lato, le tecnologie dell’informazione sono diventate la spina dorsale e l’apparato neuromuscolare del Paese e, dall’altro, hanno posto seri interrogativi sui limiti del loro utilizzo non solo per il controllo diffuso del contagio, ma anche del modo in cui, da un lato, le tecnologie dell’informazione sono diventate la spina dorsale e l’apparato neuromuscolare del Paese e, dall’altro, hanno posto seri interrogativi sui limiti del loro utilizzo non solo per il controllo diffuso del contagio, ma per l’estensione delle forme di sorveglianza e condizionamento della vita individuale nelle mani della Presidenza del Consiglio dei Ministri, e il funzionamento della pubblica amministrazione. Continue reading “Scienza, public policy e tecnocontrollo nell’era COVID-19”

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COVID-19 fra tecnologia e privacy. No allo Stato di polizia ma…

Per paura di un astratto pericolo di uno Stato di polizia abbiamo accettato di avere trasformato l’Italia in uno Stato di poliziotti. L’analisi di Andrea Monti, professore incaricato di diritto dell’ordine e della sicurezza pubblica, Università di Chieti-PescaraOriginariamente pubblicato da Formiche.net

Le polemiche italiane sul contact-tracing evidenziano le conseguenze del guasto culturale provocato da una malintesa percezione della privacy e del modo di  tutelarla.

In termini estremamente sintetici: per paura di un astratto pericolo di uno Stato di polizia abbiamo accettato il fatto concreto di avere trasformato l’Italia in uno Stato di poliziotti. Uno Stato dove l’applicazione concreta ed immediata della legge che tutela ordine e sicurezza (sanitaria) pubblica è affidata norme confuse applicate in modo arbitrario. Continue reading “COVID-19 fra tecnologia e privacy. No allo Stato di polizia ma…”

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Immuni sì Immuni no: su privacy e tecnologia siamo ancora all’anno zero

di Andrea Monti – InfosecNews del 2 maggio 2020

A sentire i tuoni che hanno accompagnato questa storia dell’”app”osito software da caccia all’untore ci si sarebbe aspettati di essere sommersi da una pioggia torrenziale di dati e informazioni utili a tutelare la salute pubblica (per esempio consentendo di riconoscere anticipatamente un caso di contagio), a potenziare la ricerca scientifica (per esempio consentendo di capire la “modalità di circolazione” del virus), e garantire la pubblica sicurezza (per esempio aiutando le forze di polizie a controllare il rispetto degli obblighi di quarantena). Ma invece che da precipitazioni informative da stagione delle piogge tropicali siamo stati schizzati da un gavettone semivuoto: un software che, se qualcuno lo usasse, più o meno consentirà di informare chi è stato nel raggio d’azione del “dispositivo mobile”, come lo chiama il decreto-legge 28/2020, che forse ha incontrato qualcuno che ha contratto il virus. Continue reading “Immuni sì Immuni no: su privacy e tecnologia siamo ancora all’anno zero”

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COVID-19: Il contact tracing fra scienza e superstizione

Il dibattito pubblico sul contact-tracing è senz’altro giustamente concentrato sulla “oscurità” del modo di funzionare del software individuato dal Governo e sulle preoccupazioni – più che per la “privacy” – per il modo in cui verranno selezionati, raccolti e gestiti i dati dei cittadini.

A monte, però, ci sono due questioni che avrebbero richiesto qualche riflessione in più.

La prima, è quella sulla soluzione tecnologica individuata –  o meglio, “benedetta” dal Governo italiano: il blutooth. Per giorni e giorni la narrativa più o meno tecnicamente competente aveva incoronato il blutooth come l’unico strumento in grado di realizzare un contact tracing efficace. Poi, qualche grillo parlante (in Inglese, e dunque purtroppo non intelligibile da queste parti dove il “no spik inglisc” è un vanto e non una vergogna) ha avanzato qualche dubbio sul fatto che, per esempio, la portata del blutooth è eccessiva e dunque può generare risultati inattendibili. Continue reading “COVID-19: Il contact tracing fra scienza e superstizione”

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COVID-19: udienze penali a distanza. Il trattamento dei dati e i colloqui difensore-imputato non sono gli unici problemi

Corretta la considerazione del Garante dei dati personali sul rischio che l’uso di Microsoft Teams possa comportare l’acquisizione di metadati relativi alle parti coinvolte nell’udienza penale a distanza, come anche condivisibile la preoccupazione delle camere penali sulla scomparsa della fisicità dell’udienza. Ma ci sono due questioni che non vengono affrontate da chi si sta occupando di trovare un modo di celebrare le udienze penali in tempi di emergenza sanitaria. Continue reading “COVID-19: udienze penali a distanza. Il trattamento dei dati e i colloqui difensore-imputato non sono gli unici problemi”

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COVID-19: ancora sugli “zelanti della privacy”

Torno ancora una volta sul tema “zelanti dell privacy”e diritti fondamentali per chiarire alcuni concetti che dovrebbero essere chiari ma che, evidentemente, non lo sono ancora abbastanza:

  • “privacy” non significa riservatezza. Il giornalista investigativo, il narcotrafficante e il partner infedele vogliono tutti la riservatezza sulle loro attivitè, ma per ragioni diversissime che nulla hanno a che vedere con “la privacy”. Viceversa, va tutelata la vita privata come fa l’articolo 615bis del Codice penale,
  • “privacy” non è nemmeno tutela della vita privata, che e’ un concetto molto più ampio ampio e si estende (a differenza della nozione comune di privacy) anche ai luoghi pubblici dove si applicano pacificamente i reati di molestie e violenza privata (appunto),
  • “privacy” non è trattamento dei dati personali perchè il trattamento dei dati personali è strumentale alla protezione dei diritti e delle libertà fondamentali. Quindi il GDPR non tutela “la privacy”  ma innanzi tutto il bene fondamentale vita e da li’ a scendere,
  • “privacy” non è nemmeno (come è accaduto con l’ambiente) un nuovo diritto da costituzionalizzare perchè la Carta già prevede norme specifiche a tutela dell’inviolabilità del domicilio, della libertà di pensiero, di quella di circolazione e della segretezza delle comunicazioni che “coprono” gli ambiti che si vogliono testardamente far rientrare all’interno della “privacy”.

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COVID-19: gli “zelanti della privacy” e l’ipocrisia del condizionale

Ripeto da tempo, come un disco rotto che nessuno ascolta, che in un momento di sospensione dei nostri diritti costituzionali – quelli veri – la “privacy” è l’ultimo dei nostri problemi. Ciononostante, molti sostenitori di un concetto estremo di “privacy” continuano ad opporsi all’identificazione generale e generalizzata di contagiati e persone che ci sono entrate in contatto perchè lo Stato “potrebbe abusarne”. Continue reading “COVID-19: gli “zelanti della privacy” e l’ipocrisia del condizionale”

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COVID-19: “è vietata la registrazione dell’udienza”

L’articolo 2 comma IV della “Proposta di protocollo per udienze civili tramite collegamento da remoto” del Consiglio Nazionale Forense, nel regolare lo svolgimento delle udienze civili da remoto, stabilisce che

è vietata la registrazione dell’udienza.

E’ un divieto – peraltro, privo di sanzione – privo di senso.

Sicuramente la scelta non può essere motivata da “questioni di privacy” perchè le udienze sono pubbliche ai sensi dell’articolo 128 del Codice di procedura civile, e le riprese audiovisive sono già sotto il controllo del giudice (penale) che può autorizzarle o meno. Continue reading “COVID-19: “è vietata la registrazione dell’udienza””

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COVID-19: la “privacy” cancella i diritti costituzionali

E’ oramai conclamato il fatto che l’attenzione – o meglio, l’ossessione – per la “privacy” ha poco a che vedere con un sincero interesse per i diritti garantiti dalla prima parte della Costituzione.

Stiamo vivendo in uno stato di democrazia sospesa, dove le Regioni (Lombardia e Veneto in particolare) hanno “strappato” competenze al Governo senza che, in futuro, quest’ultimo possa sperare di riprendersele, dove diritti essenziali come la libertà di riunione e di circolazione sono stati (giustamente) limitati, dove la libertà di espressione è compromessa dall’espansione inaccettabile e autodeterminata dei poteri dell’Autorità delle comunicazioni, dove ordine e sicurezza pubblica potrebbero andare fuori controllo, dove la giustizia è precipitata in un limbo e – forse prima di tutto – migliaia di persone sono morte e continuano a morire senza che si faccia nulla per ricostruire la mappa dei contagi, e tutto quello di cui si riesce a parlare è “la privacy”. Continue reading “COVID-19: la “privacy” cancella i diritti costituzionali”

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COVID-19: i “difensori della privacy” raccontano solo (la loro) metà della storia

Questo articolo del New  York Times è solo l’ultimo – ma non l’ultimo – di una lunga serie di prese di posizione, in Italia e all’estero, dirette a contrastare la scelta dei governi di utilizzare (anche retrospettivamente) i dati di geolocalizzazione e altre informazioni personali sui contagiati per aumentare il numero dei potenzialmente infetti ed evitare la diffusione del COVID-19 e di limitare la circolazione delle persone al minimo indispensabile (sulla cui estensione, peraltro, Cina e Italia hanno mostrato significative differenze).

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COVID-19: chi ha paura dei dati di geolocalizzazione?

C’è una resistenza diffusa, fra gli “esperti” e nelle Istituzioni, all’utilizzo dei dati di geolocalizzazione detenuti dagli operatori di telefonia mobile che non sarebbe attendibili perchè “l’area delle celle è troppo grande”. Questo, a loro dire, giustificherebbe l’uso di altri strumenti – e in particolare di “app”ositi software – da installare più o meno obbligatoriamente sugli smartphone.

Chissà se questi “esperti” hanno considerato che non tutti possono o vogliono avere un telefono “intelligente” e che, dunque, più di qualcuno potrebbe andare in giro con un vecchio e tranquillizzante cellulare “stupido” ma meno invadente. Continue reading “COVID-19: chi ha paura dei dati di geolocalizzazione?”

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COVID-19: Distruggere i dati personali di geolocalizzazione è una follia. Servono alla Scienza

Gli effetti di una concezione “di maniera” del diritto alla riservatezza e quello del trattamento dei dati personali stanno per incarnarsi nel più clamoroso errore nella lotta al COVID-19: quello di distruggere (o non raccogliere) i dati di geolocalizzazione dei soggetti contagiati.

La “privacy” può senz’altro essere limitata per interessi superiori, come è toccato alla libertà di espressione (vedi la delibera AGCOM 129-20), a quella di movimento e riunione e a quella di libertà economica. Mentre il GDPR, anche se si applicasse in regime di emergenza, imporrebbe di tutelare TUTTI i diritti e le libertà fondamentali dunque la vita prima di tutto, e non solo la “privacy”. Continue reading “COVID-19: Distruggere i dati personali di geolocalizzazione è una follia. Servono alla Scienza”

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COVID-19: fuorilegge l’app che traccia gli utenti?

Si moltiplicano le “app” per il tracciamento  degli utenti affetti da COVID-19 e anche in Italia – sembra – le istituzioni stanno valutando soluzioni analoghe mentre dei soggetti privati hanno già realizzato dei software di questo tipo.

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COVID-19 e sanzioni penali

Le sanzioni penali applicabili per violazione diretta o indiretta di norme legate all’emergenza COVID-19 afferiscono essenzialmente a tre ambiti:

  • mancato rispetto delle prescrizioni di cui ai DPCM 8, 9 e 11 marzo 2020,
  • violazione delle norme a tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro (D.lgs. 81/08),
  • violazione delle norme sul divieto di controllo a distanza dei dipendenti nel caso di telelavoro.

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COVID-19, “smartworking” e GDPR

Lavorare da remoto (che non ha niente di “smart”, detto tra parentesi) è una scelta conveniente dal punto di vista dell’azienda (che può tagliare costi organizzativi e rischi anche penali), un po’ meno da quello del dipendente che, in nome di una apparente “libertà” si trova, poco a poco, in un imbarbarito isolamento, simile agli arresti domiciliari, che ne accentua il ruolo di ingranaggio anonimo di un meccanismo più grande di lui. Continue reading “COVID-19, “smartworking” e GDPR”

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L’inutile decreto sul trattamento dei dati particolari in regime di emergenza

L’art 14 del DECRETO-LEGGE 9 marzo 2020, n. 14 – Disposizioni urgenti per il potenziamento del Servizio sanitario nazionale in relazione all’emergenza COVID-19. (il cui testo riporto alla fine di questo post) è l’ennesima prova della percezione distorta dell’ambito di applicabilità della normativa sulla protezione dei dati personali.

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TAR Lazio – Sez. I – Sent. 260/2020

I dati personali sono “asset” disponibile in senso negoziale, suscettibile di sfruttamento economico e, quindi, idoneo ad assurgere alla funzione di “controprestazione” in senso tecnico di un contratto.
Grazie ad Altroconsumo per la segnalazione. Continue reading “TAR Lazio – Sez. I – Sent. 260/2020”

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La Corte di giustizia UE riscrive (male) le regole dell’internet

Due sentenze ridefiniscono il “diritto all’oblio” e gli obblighi dei motori di ricerca creando più confusione che certezze
di Andrea Monti – PC Professionale n. 344 – Novembre 2019 Continue reading “La Corte di giustizia UE riscrive (male) le regole dell’internet”

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La privacy del pollice

Questo articolo de Il Fatto Quotidiano  è illustrato da una foto che ritrae un poliziotto della squadra mobile di Roma e un arrestato la cui immagine è sfocata. Non, come si potrebbe pensare senza vederla, sul viso che pure ha un’espressione ammiccante verso il fotografo, ma sulla mano che è atteggiata nella posa (il pollice alzato) universalmente diventata sinonimo di “mi piace”.

 

L’espressione del soggetto arrestato è inquietante perchè non è diversa da quella di una star che attraversa il red carpet di un festival cinematografico o di un campione sportivo che celebra una vittoria. E rinforza la percezione sbagliata – ulteriormente distorta da serie televisive – come Narcos e Gomorra – che ci sia un’estetica del male in nome della quale, commettendo gesti atroci, si può diventare famosi. Continue reading “La privacy del pollice”

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Gli utenti della rete non possono continuare a volere la botte piena e la moglie ubriaca

Un articolo di Riccardo Luna su Repubblica.it torna sul tema anonimato in rete, sostenenendo una tesi culturalmente e giuridicamente non condivisibile. Quella per la quale “abbiamo troppo poco anonimato” perche’ i primi 500 siti del mondo usano il “browser fingerprinting”.

Continue reading “Gli utenti della rete non possono continuare a volere la botte piena e la moglie ubriaca”

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Segre, Luna e la differenza fra “curare” e “punire”

Riccardo Luna su Repubblica si associa al coro dei critici della proposta di imporre la carta di identità per accedere a piattaorme di social networking bollandola come “sensa senso” e invocando l’anonimato per proteggersi dai “regimi oppressivi”.

E’ la solita, ultraventennale, semplificazione sull’arogomento, già vecchia agli albori della rete, e  ampiamente superata dal concetto di “anonimato protetto” teorizzato anche da Stefano Rodotà – non certo in odore di “tirannia” – e che è il compromesso accettabile fra tutela della privacy e responsabilità giuridica.

E’ sicuramente sbagliato chiedere la carta di identità perchè ci sono sistemi più efficienti per riconoscere un soggetto – come lo SPID – per esempio, ma il principio rimane: e non lo stabilisce il politico di turno, ma l’art. 27 comma I della Costituzione: la responsabilità penale è personale.

Dopodichè, anche  Luna condivide la richiesta avanzata dalla senatrice Segre di “TSO per gli hater”. Non usano espressamente la parola “trattamento sanitario obbligatorio” nè il suo acronimo, ma ricorrono a un termine ancora più violento: “curare”. Continue reading “Segre, Luna e la differenza fra “curare” e “punire””

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Cass. Sez. II penale – Sent. 42022/19

Sono pienamente utilizzabili nel procedimento penale le videoriprese realizzate all’interno, all’esterno di un ufficio postale e in strada pur in mancanza dell’apposizione dell’avviso “area video sorvegliata” prescritto dal D.Lgs. n. 196 del 2003, artt. 11 e 13, in quanto la violazione della disciplina a tutela della privacy non può costituire uno sbarramento rispetto alle preminenti esigenze di accertamento del processo penale

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Cass. Sez. III Penale – Sent. 41604/2019

 Corte di cassazione – Sezione III Penale
Sentenza  n. 41604 del 10 ottobre 2019

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE TERZA PENALE

composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

omissis

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

  • sul ricorso proposto da XXXXX, nato a XXXX; avverso la sentenza del 15 novembre 2017 della Corte di appello di Torino;
  • visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
  • udita la relazione svolta dal consigliere Fabio Zunica;
  • udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale dott. Marco Dall’Olio, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso;
  • udito per la parte civile l’avvocato Fabrizio Mastro, che depositava conclusioni scritte e nota spese;
  • udito per il ricorrente l’avvocato Fabio Maria Cozi, sostituto processuale dell’avvocato Giacomo Francini, che si riportava ai motivi del ricorso e ne chiedeva l’accoglimento.

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E’ ora di smettere di “vendere” solo la metà del GDPR

 

Questo articolo diAlessandro Longo su Repubblica.it perpetua una visione parziale e “preventiva” del #GDPR ispirata alla vecchia direttiva 95/46 piuttosto che alla nuova regolamentazione e sostiene una posizione che si traduce nella limitazione della libertà di ricerca.

Nello specifico, un conto è lanciare allarmi generici – anche condivisibili, nel merito – un altro conto è ritenere l’incompatibilità di una certa iniziativa con il GDPR senza avere elementi precisi e concreti su cosa sia stato effettivamente fatto. Dunque, è astrattamente possibile ipotizzare che una ricerca come quella di Megaface possa violare il GDPR, ma per dirlo ci vogliono le prove.

Il GDPR consente di fare ciò che si vuole, purchè si sia in grado di dimostrare il razionale della scelta e la sua conformità normativa. Dunque, se ci sono sospetti sul comportamento di un certo titolare, che si facciano le verifiche piuttosto che pubblicare lamentazioni. Continue reading “E’ ora di smettere di “vendere” solo la metà del GDPR”

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Un esempio concreto del perchè il GDPR non funziona e non può funzionare

Dunque, l’upgrade al nuovo sistema operativo di Apple , osx catalina provoca potenziale perdita di dati nella gestione dell’email. Nulla di strano, dal momento che tutti i sistemi operativi, al primo lancio, hanno semre qualche problema.

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L’evanescenza delle “guidelines” e il DPR

Ieri, in un workshop organizzato dal Garante dei dati personali nell’ambito del progetto SME Data, molti partecipanti che rappresentavano associazioni di categoria insistevano per poter avere “linee guida” per ottenere la “conformità normativa”, cioè farsi dire dall’Autorità come rispettare la legge.

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La Corte di giustizia europea, il GDPR e la giurisdizione

Con la sentenza relativa al caso C-507/17, la Corte di giustizia europea ha rilevato che

… dalla normativa non emerge che il legislatore dell’Unione abbia proceduto a tale bilanciamento per quanto riguarda la portata di una deindicizzazione al di fuori dell’Unione, né che abbia scelto di attribuire ai diritti dei singoli una portata che vada oltre il territorio degli Stati membri.

Non risulta neppure che esso abbia inteso imporre a un operatore, come Google, un obbligo di deindicizzazione riguardante anche le versioni nazionali del suo motore di ricerca che non corrispondono agli Stati membri. Il diritto dell’Unione non prevede, per giunta, strumenti e meccanismi di cooperazione per quanto riguarda la portata di unadeindicizzazione al di fuori dell’Unione.

La Corte conclude quindi che, allo stato attuale, non sussiste, per il gestore di un motore di ricerca che accoglie una richiesta di deindicizzazione presentata dall’interessato, eventualmente a seguito di un’ingiunzione di un’autorità di controllo o di un’autorità giudiziaria di uno Stato membro, un obbligo, derivante dal diritto dell’Unione, di effettuare tale deindicizzazione su tutte le versioni del suo motore.

La Corte, dunque, riafferma la prevalenza dell’istituto della giurisdizione come limite geografico all’esercizio della potestà statuale e – correttamente – fa riferimento ai confini degli Stati membri e non dell’Unione Europea in quanto tale. Continue reading “La Corte di giustizia europea, il GDPR e la giurisdizione”

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La Corte di giustizia UE altera il principio di responsabilità individuale

Con una discutibile decisione, relativa alla causa C-136/17, il cui merito atteneva alle funzioni di de-listing di contenuti dai motori di ricerca, la Corte di giustizia europea dichiara che

il gestore di tale motore di ricerca in quanto soggetto che determina le finalità e gli strumenti di detta attività deve garantire, nell’ambito delle sue responsabilità, delle sue competenze e delle sue possibilità, che detta attività soddisfi le prescrizioni del diritto dell’Unione, affinché le garanzie previste da quest’ultimopossano spiegare pienamente i loro effetti e possa essere realizzata una tutela efficace e completa delle persone interessate, in particolare del loro diritto al rispetto della loro vita privata.

ma non ha speso una sola parola sul ruolo e sui i doveri di chi originariamente ha pubblicato l’informazione. Continue reading “La Corte di giustizia UE altera il principio di responsabilità individuale”

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Corte di giustizia UE Sentenza 24 settembre 2019

Rinvio pregiudiziale – Dati personali – Protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento di tali dati che compaiono in pagine web – Direttiva 95/46/CE – Regolamento (UE) 2016/679 – Motori di ricerca su Internet – Trattamento dei dati contenuti nei siti web – Categorie di dati specifiche di cui all’articolo 8 di tale direttiva e agli articoli 9 e 10 di tale regolamento – Applicabilità dei suddetti articoli al gestore di un motore di ricerca – Portata degli obblighi di tale gestore alla luce dei suddetti articoli – Pubblicazione dei dati in siti web a soli fini di giornalismo o di espressione artistica o letteraria – Incidenza sul trattamento di una domanda di deindicizzazione – Articoli 7, 8 e 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea»

Continue reading “Corte di giustizia UE Sentenza 24 settembre 2019”

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Corte di giustizia UE Sentenza 24 settembre 2019

Google LLC, succeduta alla Google Inc.,

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231, prevenzione e dissuasione, controlli IT e GDPR

In un post sul rapporto fra organismo di vigilanza 231 e GDPR ho accennato al modo di intendere il concetto di “prevenzione” dei reati presupposto, evidenziando come sia più opportuno parlare di “dissuasione”. La differenza è sottile ma importante perchè definisce gli obiettivi da raggiungere nelle scelte organizzative e in particolare di quelle in ambito IT. Continue reading “231, prevenzione e dissuasione, controlli IT e GDPR”

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OdV231 e trattamento dei dati personali

Giusto per partire dalla notte dei tempi, vediamo prima di tutto cos’è e come funziona un modello organizzativo 231.

Il d.lgs. 231/01 in poche parole

Il d.lgs. 231/01 stabilisce che per non essere imputata per reati di vario tipo (cosiddetti “reati-presupposto”), un’ente debba dotarsi di un modello organizzativo che, se è fatto e applicato bene, consente di dimostrare che l’illecito commesso dal dipendente apicale “soddisfaceva” l’interesse privato di quest’ultimo e non quello dell’azienda.

A questo proposito si parla comunemente di “prevenzione” (anche perchè questo dice il testo normativo) quando nei fatti sarebbe più opportuno parlare di “dissuasione”. Dal punto di vista dell’ente infatti, ciò che interessa è non subire le conseguenze del fatto reato del dipendente, e dunque l’obiettivo di un modello organizzativo dovrebbe essere quello di fare in modo che se qualcuno vuole fare qualcosa di male, ciò accada al di fuori del perimentro (anche metaforico) di controllo dell’ente stesso. Continue reading “OdV231 e trattamento dei dati personali”

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Protecting Personal Information. Una recensione su ZD – Zeitschrift für Datenschutz

Questa è la traduzione italiana della  recensione di Protecting Personal Information pubblicata dalla rivista giuridica tedesca ZD – Zeitschrift für Datenschutz

Andrea Monti/Raymond Wacks, Protecting Personal Information, Oxford (Hart Publishing) 2019, ISBN 978-1-5099-2485-1, € 60,88

Chiunque voglia trattare i concetti di “protezione dei dati” e “privacy” su entrambe le sponde dell’Atlantico sulla base delle fonti dovrebbe leggere l’astuta analisi di Andrea Monti e Raymond Wacks. Monti è professore a contratto presso l’Università di Chieti/Italia e avvocato italiano, Wacks è professore emerito presso l’Università di Hong Kong – un insolito team di autori. Entrambi sono professionisti affermati in questo campo e si occupano dell’argomento da molti anni. Continue reading “Protecting Personal Information. Una recensione su ZD – Zeitschrift für Datenschutz”

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Dieci cose prodotte dal GDPR

… ma si accettano suggerimenti per allungare la lista:

1 – Entropia a livelli da far impallidire quella dell’Universo. Lo sciame di cavallette spregiudicate che ha aggredito il mondo delle imprese e delle amministrazioni, composto da soggetti i cui CV (quando sono disponibili, e quando sono veri) parlano da soli, ha prodotto carta, carta, carta e tanti “pauerpoint”.

2 – “Professionisti Professionali”. DPO “un tanto al chilo”, consulenti che “bisogna proteggersi dalla SQL injection” di fronte a un programma in COBOL che gira su UNIX, Modelli organizzativi a mille Euro l’anno, compresa “assistenza”. Continue reading “Dieci cose prodotte dal GDPR”

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Chi non ha nulla da nascondere…

Questo è un estratto da Codici nascosti, un ebook che ho scritto per aggiornare l’ormai datato Segreti, spie, codici cifrati, pubblicato nel 2000.

5. Chi non ha nulla da nascondere …

… non ha nulla da temere sembra dicesse Hitler esprimendo un concetto recentemente sdoganato in Italia da necessità politiche contingenti in materia di intercettazioni. Ma, sosteneva ben prima di lui il cardinale Richielieu: datemi sei righe vergate dal più probo fra gli uomini, e ci troverò abbastanza per mandarlo alla forca. Continue reading “Chi non ha nulla da nascondere…”

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Le Sezioni Unite equiparano discutibilmente dati personali e tutela della riservatezza e limitano il diritto al Storia

Con la sentenza n. 22 luglio 2019, n.19681 le Sezioni Unite della Corte di cassazione si sono pronunciate sul rapporto fra diritto di cronaca e “diritto all’oblio” riqualificando il tema della decisione piuttosto come “diritto alla Storia” e non “ad essere informati” e decidendo che il “diritto alla Storia” gode di una tutela attenuata rispetto alla riservatezza individuale.

E’ una sentenza che suscita molta perplessità per la  visione “ideologica” della riservatezza della quale è portatrice. Se infatti, da un lato, è certamente positivo il fatto che la Corte abbia riconosciuto l’impossibilità di avere una regola generale e che, pertanto, spetta al giudicante effettuare caso per caso la valutazione sul bilanciamento degli interessi contrapposti, dall’altro ci sono alcuni passaggi della decisione che lasciano perplessi. Continue reading “Le Sezioni Unite equiparano discutibilmente dati personali e tutela della riservatezza e limitano il diritto al Storia”

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La responsabilità dei Garanti dei dati personali per le “promesse di sanzione”

Non capisco questa moda di alcuni  garanti dei dati personali stranieri di “annunciare le sanzioni” invece di applicarle e poi diffondere la notizia.

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Il GDPR e l’archivio delle foto della polizia di Los Angeles

La polizia di Los Angeles “apre” il proprio archivio storico di fotografie, alcune delle quali risalgono al 1925, scattate da agenti in servizio: un’occasione unica per guardare la società americana e la sua evoluzione dalla prospettiva del crimine e di chi lo combatte.

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GDPR e normativa italiana sulla protezione dei dati personali. Una lezione a Tokyo nell’università di Keio

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De (GDPR) minimis non curat praetor ovvero: non tutte le violazioni del GDPR sono sanzionabili

Sulla base del fatto che violazioni minori non sono coperte dalla legislazione sulla protezione dei dati,  la decisione 4 U 760/19 dell’Oberlandesgericht di Dresda ha respinto un’azione risarcitoria in materia di protezione dei dati intentata contro una piattaforma di condivisione di contenuti, accusata dall’attore di aver provocato “angoscia” consentendo la pubblicazione di un video.

Questa applicazione contemporanea nell’ambito GDPR del vecchio adagio del diritto romano “de minimis non curat praetor” è molto importante, in quanto ha un forte “potere di arresto” contro la miriade di pretese basate su presunte “sofferenze insopportabili” e “lesioni della reputazione” che in realtà risolvono in nessun danno.

Inoltre, il principio di diritto espresso in questa decisione mette in discussione la possibilità, per un’Autorità garante dei dati personali, di sanzionare un titolare del trattamento se la violazione del GDPR non causa alcun danno effettivo. Continue reading “De (GDPR) minimis non curat praetor ovvero: non tutte le violazioni del GDPR sono sanzionabili”

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Protecting Personal Information: the Table of Contents

1. Personal Information and Privacy
I. The Genesis
II. Defining ‘Privacy’
III. Privacy and Personal Information
IV. A Constitutional Right
V. A Way Forward
VI. Personal Information

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Apple, il riconoscimento facciale e il diritto di difesa (extra: qualche spunto sul GDPR)

La notizia sta prendendo slancio: Osumane Bah, studente accusato di furti ripetuti in Apple store situati in diverse città degli Stati Uniti, ha intentato una causa contro l’azienda di Cupertino per ottenere un risarcimento di un miliardo di dollari per essere stato erroneamente identificato da Apple come l’autore di questi crimini. La prova decisiva che porta al suo coinvolgimento nelle indagini, questa è la base dell’azione di Bah, è che è stato erroneamente identificato da un sistema di riconoscimento facciale gestito da Apple o da una società di sicurezza assunta per fare questo lavoro. Continue reading “Apple, il riconoscimento facciale e il diritto di difesa (extra: qualche spunto sul GDPR)”

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Fotografare operatori di polizia durante gli interventi

La possibilità di fotografare persone in luoghi pubblici è uno degli argomenti più caratterizzati dalle opinioni personali piuttosto che da una precisa conoscenza di normativa e giurisprudenza. Dunque, si leggono opinioni (anche autorevoli) secondo le quali sarebbe vietato in senso assoluto fotografare o videoriprendere in luoghi pubblici perchè sarebbe “contro la privacy”. Continue reading “Fotografare operatori di polizia durante gli interventi”

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Protecting Personal Information

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Dai Garanti tedeschi istruzioni inutili su GDPR e ricerca medico-scientifica

Il Datenschutzkonference, l’organismo che raggruppa i garanti dei dati personali tedeschi ha pubblicato un documento sul raporto fra il Considerando 33 del GDPR e la sua applicazione alla ricerca scientifica. E come spesso accade quando ci si confronta con questo tema, i risultati sono inutili, incoerenti e inapplicabili.  Un’analisi più dettagliata consentirà di capire la ragione di un giudizio così netto su questo documento.

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That’s None of Your Business, ovvero: la privacy secondo Apple

That’s none of your business, “non sono fatti tuoi” questa è la concezione piuttosto rozza che Apple ha scelto per una campagna pubblicitaria dell’iPhone. Il video è tutto impostato sul concetto di “statemi alla larga” e ritrae segni di divieto d’accesso, distruggidocumenti e – alla fine – un lucchetto che si trasforma nella mela morsicata, marchio dell’azienda.

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Il marketing spregiudicato e irresponsabile della “privacy”

Sui media statunitensi ogni tanto escono articoli – puntualmente ripresi in modo più o meno pedissequo da quelli italiani – sullo “scandalo” dettato dai tentativi delle forze di polizia di ottenere accesso agli iPhone, senza spiegare il perchè a un legittimo potere dello Stato che opera all’interno della legge dovrebbe essere impedito di ottenere le informazioni contenute in uno smartphone.

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Piattaforme digitali, liberta’ fondamentali e rischi per la democrazia costituzionale

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