Cybersicurezza, dominio cibernetico, information warfare… chiamate come vi pare l’uso bellico delle tecnologie dell’informazione, ma il fatto rimane: la tranquillizante assenza di cadaveri e scene di distruzione del “ciberspazio” consente di compiere atti di guerra verso Paesi sovrani senza doversi preoccupare di qui rompiscatole dei giornalisti che documentano massacri e “errori di traiettoria”, o della “propaganda nemica” che mostra le atrocità del conflitto.
Considerato che cio’ che conta è l’evento e non lo strumento utilizzato per causarlo, e se è vera la notizia di Repubblica, gli USA hanno compiuto un atto ostile verso l’Iran.
Poco importa che abbiano usato computer invece di missili balistici, un atto di guerra è un atto di guerra.
Con tutte le conseguenze del caso, anche per gli (ignari) alleati.
Possibly Related Posts:
- Apple-Alibaba, il compromesso sull’AI che l’Europa non riesce a immaginare
- Amazon perde la causa contro Perplexity: è sempre l’utente responsabile di quello che fa un’AI
- Videoriprendere in pubblico (anche la polizia) non è un crimine ma non è un diritto assoluto
- Perché lo stop degli Usa ai robot cinesi riguarda anche l’Europa
- L’open source è comunista? Chi, ma soprattutto perché, ha paura dell’IA “aperta”
