Dagli Stati Uniti, via libera alla vendita dei chip Nvidia a 10 aziende cinesi. Ma Pechino frena per ragioni sia geopolitiche che di opportunità: ha già una sua via allo sviluppo dell’IA che non passa per forza dalla potenza di calcolo di Andrea Monti e Arcangelo Rociola – Inizialmente pubblicato su Italian Tech – La Repubblica
A margine del vertice con Xi Jinping, Donald Trump ha annunciato l’autorizzazione alla vendita di chip Nvidia H200 a dieci aziende cinesi, tra cui Alibaba, Tencent e ByteDance, per un massimo di 75.000 unità ciascuna. C’è un dettaglio. Pechino – secondo quanto ha rivelato Reuters in esclusiva – non ha ancora dato il via libera agli acquisti. E non è detto che lo farà.
Il blocco arriva dal governo cinese, che frena per non indebolire lo sviluppo dell’industria domestica di semiconduttori, Huawei in testa. A complicare il quadro, Washington esige garanzie che i chip non vengano usati per scopi militari e ha imposto condizioni commerciali stringenti: il 25% dei ricavi delle vendite tornerebbe agli USA e i chip dovrebbero transitare fisicamente dal territorio americano. Pechino teme che i dispositivi nascondano vulnerabilità o backdoor. I falchi anti-Cina nell’amministrazione Trump restano contrari a qualsiasi accordo.
L’arrivo a sorpresa del ceo di Nvidia. Ma le due potenze sono in stallo
Al vertice era presente anche Jensen Huang, CEO di Nvidia, incluso in extremis nella delegazione americana su invito diretto di Trump. Prima delle restrizioni all’export, Nvidia controllava il 95% del mercato cinese dei chip avanzati. La Cina rappresentava il 13% dei suoi ricavi totali. Huang stima che il mercato AI cinese valga 50 miliardi di dollari nel solo 2026. Numeri che raccontano bene la partita in gioco. Con delle specificità e dei cambiamenti arrivati negli ultimi mesi che hanno ribaltato le prospettive iniziali.
Quello dei processori per l’intelligenza artificiale è uno dei più importanti dossier aperti tra Usa e Cina. Le due nazioni sono in stallo: da un lato gli Stati Uniti hanno bisogno di terre rare, dall’altro la Cina ha bisogno di avere accesso alle GPU più recenti e alle tecnologie litografiche per la costruzione dei processori. Questo è il nodo centrale della disputa tecnologica tra le due superpotenze. La mediazione su questo problema, posto che sia effettivamente possibile, va inquadrata nelle strategie più generali dei due paesi.
Usa: embarghi tecnologici. Cina: autonomia produttiva
Da un lato gli Stati Uniti, con gli embarghi tecnologici, hanno cercato di limitare la possibilità per la Cina di sviluppare una capacità autonoma e comparabile a quella statunitense in materia di intelligenza artificiale.
Dall’altro lato la Cina ha accelerato lo sviluppo di proprie tecnologie autonome lungo tutta la filiera produttiva, arrivando a produrre propri processori, anche se non del tutto comparabili a quelli statunitensi ma comunque molto performanti.
Inoltre ha avviato ricerche su approcci alternativi, come per esempio quelli sui processori analogici, che consentono di ottenere risultati molto efficienti senza utilizzare necessariamente le tecnologie GPU attualmente sviluppate da Nvidia. E questo apre un’altra possibile chiave di lettura alla freddezza con cui Pechino ha accolto la nuova apertura americana.
DeepSeek è un modello di sviluppo di IA inedito, che cambia tutto
Anche sul versante dei modelli di intelligenza artificiale, la Cina ha scelto una strategia orientata all’efficienza. Le prime versioni di DeepSeek hanno dimostrato come fosse possibile produrre un modello estremamente capace pur non avendo le dimensioni e la complessità degli equivalenti americani.
Se queste considerazioni sono corrette in termini generali, è possibile trarre la lezione che gli approcci storicamente praticati per utilizzare la tecnologia come leva di mantenimento del vantaggio strategico nei confronti degli altri paesi non funzionano più nei confronti di nazioni che hanno sviluppato una capacità di ricerca, trasferimento tecnologico e produzione industriale del tutto autonoma.
Diventa inevitabile quindi immaginare che fra USA e Cina si debba arrivare a una sorta di tregua armata, almeno nell’immediato. Quale che sia l’esito delle negoziazioni, è ancora una volta chiaro che quella dell’intelligenza artificiale è una partita a due fra USA e Cina, nella quale l’Unione Europea non riesce nemmeno a rivestire il ruolo di arbitro.
Forza di calcolo bruta vs addestramento intelligente
A questo si deve aggiungere che le nuove versioni di DeepSeek sono sempre meno costose in termini di risorse hardware e in particolare di GPU. Questo significa due cose: da un lato lo sviluppo, a livello software, di un approccio totalmente diverso che non fa affidamento esclusivamente sulla forza bruta e sulla capacità dei processori; dall’altro la possibilità concreta di implementare sistemi di intelligenza artificiale anche in dispositivi che, per i loro requisiti dimensionali, non avrebbero potuto ospitare un numero sufficiente di GPU. Elemento che annulla di fatto ogni restrizione tecnologica a vantaggio di un approccio più fluido e efficace.
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