Corte di giustizia UE – Sent. C-275/06

Società dell’informazione – Obblighi dei fornitori di servizi – Conservazione e divulgazione di taluni dati relativi al traffico – Obbligo di divulgazione – Limiti – Tutela della riservatezza delle comunicazioni elettroniche – Compatibilità con la tutela del diritto d’autore e dei diritti connessi – Diritto alla tutela effettiva della proprietà intellettuale

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Garante per i dati personali – Provvedimento generale – Sicurezza dei dati di traffico telefonico e telematico

Sicurezza dei dati di traffico telefonico e telematico – 17 gennaio 2008
GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI
Nella riunione odierna, in presenza del prof. Francesco Pizzetti, presidente, del dott. Giuseppe Chiaravalloti, vicepresidente, del dott. Mauro Paissan e del dott. Giuseppe Fortunato, componenti e del dott. Giovanni Buttarelli, segretario generale;

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Prum Convention (aka Schengen III Agreement) on the stepping up of cross-border cooperation, particularly in combating terrorism, cross-border crime and illegal migration

An agreement was signed on 27 May 2005 by seven countries (Germany, Spain, France, Luxembourg, Netherlands, Austria, and Belgium) at Prüm, Germany. This agreement, based on the principle of availability which began to be discussed after the Madrid bomb attack on 11 March 2004, could enable them to exchange all data regarding DNA and fingerprint data of concerned persons and to cooperate against terrorism. Sometimes known as the Prüm Convention, this is becoming known as the Schengen III Agreement and was adopted into EU regulation for Schengen states in June 2007.[6] The Visa Information System, to be rolled-out in 2009, could be in the future the largest biometric database in the world.
Source Wikipedia

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Tr. Roma Sez. IX civile – Ord. 14 luglio 2007

Art. 156 L.d.a – Ricorso cautelare per l’ottenimento dei dati identificativi di utenti di servizi internet – trattamento finalizzato alla tutela del diritto – illegittimità – inutilizzabilità processuale – sussiste

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Garante dei dati personali – Provvedimento 21 giugno 20007 – [doc. web n. 1433975]

La “giurisdizione” del Garante per i dati personali in materia di dati genetici è limitata al risultato delle analisi sul campione biologico e non al campione biologico in quanto tale. E’ pertanto inammissibile il ricorso volto a ottenere l’accesso al campione in questione.

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Garante dei dati personali – Dec. 30 maggio 2007

Art. 148 DLGV 196/03 – ricorso per blocco del trattamento eseguito dal pubblico ministero – inammissibilità – sussiste
E’ inammissibile ai sensi dell’art.148 DLGV 196/03 il ricorso diretto a bloccare il trattamento dei dati eseguito dal pubblico ministero (nel caso specifico, restituzione di un computer previa formattazione del disco rigido), anche se detto trattamento è relativo a dati personali estranei all’indagine.

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Il tribunale di Roma sul P2P: niente privacy per gli utenti della rete

di Andrea Monti – PC Professionale n. 194
Un’ordinanza ingiunge a Telecom Italia di rivelare l’identità di 3.000 utenti responsabili di fare P2P. Leggi tutto “Il tribunale di Roma sul P2P: niente privacy per gli utenti della rete”

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Garante dei dati personali – Del. 13/07

Provvedimenti a carattere generale – 01 marzo 2007 Bollettino del n. 81/marzo 2007, [doc. web n. 1387522]
Lavoro: le linee guida del Garante per posta elettronica e internet – Registro delle deliberazioni Del. n. 13 del 1° marzo 2007

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PDL s2012 Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d’ Europa sulla criminalita’ informatica, fatta a Budapest il 23 novembre 2001, e norme di adeguamento dell’ ordinamento interno

Il Senato ha approvato definitivamente il PDL s2012 * il 27 febbraio 2007 senza modificare il testo inviato dalla Camera dei deputati, che è disponibile nella sua versione definitiva seguendo questo link.

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Otto anni di abusi e il Garante emette un comunicato

di Andrea Monti – Interlex – 25.09.06
La vicenda della struttura di intelligence parallela che sarebbe stata messa in piedi all’interno di Telecom Italia dai vertici della sicurezza offre diversi spunti di riflessione.

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Controllare l’internet sul luogo di lavoro

di Pierluigi Perri – perri@ictlex.com – ICTLEX BRIEFS 1-06

Il concetto, in sintesi Leggi tutto “Controllare l’internet sul luogo di lavoro”

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Garante dati personali – Decisione 2 febbraio 2006

Controllo del datore di lavoro sull’ilecito utilizzo di computer aziendali da parte dei dipendenti – liceità – necessità di preventiva informativa sull’esistenza dei controlli – sussiste

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Consiglio di Stato – Sez. VI, Sent. 671 del 6 dicembre 2005

Pubblicazione sul sito istituzionale dell’Autorità per l’energia di provvedimento sanzionatorio soggetto a pubblicità legale – violazione del divieto di diffusione di dati personali – non susssiste.
Pubblicazione sul sito istituzionale dell’Autorià dell’energia di provvedimento sanzionatorio – mera natura strumentale del mezzo telematico finalizzato a realizzare la condizione accessibilità ai “dati personali (da parte di) soggetti indeterminati”, secondo la nozione di “diffusione” che si enuclea dall’art. 4, comma primo, lett. m), del d.lgs. n. 196/2003 sussiste.

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DM Interno 16/8/05

Misure di preventiva acquisizione di dati anagrafici dei soggetti che utilizzano postazioni pubbliche non vigilate per comunicazioni telematiche ovvero punti di accesso ad Internet utilizzando tecnologia senza fili, ai sensi dell’articolo 7, comma 4, del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155. (GU n. 190 del 17-8-2005)

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L. n.155/05

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, recante misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale. (GU n. 177 del 1-8-2005)

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DL n.144/05

DECRETO-LEGGE 27 luglio 2005, n.144 – Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale – (Gazzetta Ufficiale n. 173 del 27-7-2005)

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Cass. civile Sez. I – Sent.14390/05

Pubblicità del dato personale – automatica liceità del tratamento – non sussiste – presenza delle condizioni di legge per il trattamento – necessità.
Enti pubblici – Trattamento di dati sensibili per finalità dirette all’accertamento della responsabilità civile, disciplinare e contabile nell’ambito del rapporto di lavoro – necessità del preventivo consenso del dipendente e dell’autorizzazione del Garante per i dati personali – non sussiste.
Non è la pubblicità in se del dato che ne consente il trattamento, ricavandosi da esso ulteriore valore informativo, ma la sussistenza dei presupposti previsti dalla legge.
I soli soggetti pubblici possono trattare dati sensibili in deroga, sia alla regola del consenso scritto, sia a quella della preventiva autorizzazione del Garante a condizione che vi sia: i) una finalità di interesse pubblico; ii) una espressa disposizione di legge autorizzatoria; iii) una specificazione legislativa dei tipi di dati trattabili e delle operazioni eseguibili. La rilevante finalità di interesse pubblico sussiste nel caso di trattamenti diretti all’accertamento della responsabilità civile, disciplinare e contabile nell’ambito dei rapporti di lavoro.

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Dec. CE C(2004) 5271

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EC Dec. C (2004) 5271

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Dec. CE C(2004) 5271

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 385/3 del 29 dicembre 2004
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Reg. (CE) N. 2252/2004

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 385/74 del 29 dicembre 2004

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FBI e Patriot Act: un caso di accesso abusivo ai dati degli utenti Internet?

PC Professionale n. 165 – dicembre 2004

FBI e Patriot Act: un caso di accesso abusivo ai dati degli utenti Internet?

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Italian Cyberspace Law Conference 2004

Italian Cyberspace Law Conference 2004
19 e 20 Novembre – StarHotel Excelsior – Bologna

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Trib. Roma Sez. IX Civile – Sent. n. 31848/04

Repubblica Italiana
In nome del popolo italiano

Tribunale Civile di Roma – Sezione IX

La dott. Gabriella Muscolo in funzione di giudice unico ha emesso la seguente sentenza nella causa di primo grado iscritta al n°33711/1998 R.G., trattenuta a decisione all’udienza del 10 dicembre 2003 sulle conclusioni precisate dalle parti come in atti e posta in deliberazione il 2 marzo 2004 alla scadenza dei termini per il deposito delle comparse conclusionali e di replica tra Gesis S.r.l. in liquidazione, in persona del liquidatore in carica, parte attrice, rappresentata dall’avv. Augusto Principi ed el. dom. nel suo studio in Roma, Viale Mazzini n°120 per procura in atti e Banca Monte dei Paschi di Siena s.p.a., in persona del legale rappresentante, parte convenuta, rappresentata dall’avv. prof. Renato Scognamiglio ed el. dom. presso il suo studio in Roma, Corso Vittorio Emanuele II per procura in atti.

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Corte di giustizia UE – Sent. C-411-04

Sentenza della Corte (Seconda Sezione) del 14 settembre 2004.
Commissione delle Comunità europee contro Repubblica d’Austria.

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Cour de justice des Communautés Europeennes – Arret C-411-02

Arrêt de la Cour (deuxième chambre) du 14 septembre 2004.
Commission des Communautés européennes contre République d’Autriche.

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EU Court of justice Dec. C-411-02

Judgment of the Court (Second Chamber) of 14 September 2004.
Commission of the European Communities v Republic of Austria.

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Attività forense e dati personali: regole di un altro mondo

Interlex n. 295 

di Andrea Monti

Il parere del Garante per i dati personali reso il 3/6/04 con protocollo n.22457 conferma una diffusa percezione circa la “inconsistenza” del DLGV 196/03.

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Cass. Sez. III penale Sent. n. 1134/04

ANNO/NUMERO 200430134 SEZ. 3
SENT. 28/05/2004 DEP. 09/07/2004
PRES. Savignano G P.M. Albano A

Udienza pubblica del 28/05/2004
SENTENZA N. 1134
REGISTRO GENERALE N. 22794/2002

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Cass. Sez. III – Sent. n. 28680

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE TERZA PENALE

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L 45/04

Legge di conversione

Testo del decreto-legge coordinato con la legge di conversione

Legge di conversione

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Cass. Sez V Sent. n.15092

La Corte Suprema di Cassazione
Sezione V Penale

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. Franco MARRONE – Presidente
Dott. Giorgio LATTANZI – Consigliere
Dott. Andrea COLONNESE – Consigliere
Dott. Alfonso AMATO – Consigliere
Dott. Paolo Antonio BRUNO – Consigliere

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Dati del traffico: chi-conserva-cosa?

Interlex m.276 – di Andrea Monti

Il decreto-legge 354/03 contiene significative modifiche al DLgs 196/03 “Codice in materia di trattamento di dati personali”, del quale viene integralmente riscritto l’art. 132 (conservazione dei dati di traffico per altre finalità).

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DL 354/03

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;

Vista la VI disposizione transitoria della Costituzione; Ritenuta la straordinaria necessita’ ed urgenza di riorganizzare la giurisdizione dei tribunali regionali e del Tribunale superiore delle acque pubbliche all’esito delle declaratorie di illegittimita’ costituzionale di cui alle sentenze della Corte costituzionale numeri 305 e 353 del 2002, in attesa della complessiva riforma della disciplina concernente il governo delle acque pubbliche e degli impianti elettrici, che attualmente risale al testo unico approvato con regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775;

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Il nuovo codice dei dati personali. Quali saranno gli impatti sul mondo IT.

di Andrea Monti – PC Professionale n. 153

I sistemi informativi e i programmi dovranno ridurre al minimo l’utilizzo di dati personali. Obbligatorie le procedure di autenticazione delle risorse che accedono alle informazioni
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Data Retention and the Panoptic Society: The Social Benefits of Forgetfulness

The Information Society 18(1):33-45 (January/February 2002) – di J.F. Blanchette – D. Johnson

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Corte dei conti – Sezione giurisdizionale Piemonte Sent. n.1856/03

Mancata osservanza delle procedure di sicurezza nell’uso del personal computer – Responsabilità erariale del dipendente per i danni derivanti dalla negligenza – Sussiste
Utilizzo a scopo personale del collegamento all’internet dell’ente – Responsabilità del dipendente – Sussiste

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EU Court of justice Dec. C-101-01

Original text

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Cour de justice des Communautés Europeennes – Arret C-101-01

Text original

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Corte di giustizia UE – Sent. C-101-01

Testo originale

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Decreto legislativo 196/03: il senso delle parole

Interlex n. 270 – di Andrea Monti

La struttura definitoria del DLgv 196/03, chiaramente ispirata a una tecnica normativa di stampo anglosassone o comunque nordeuropeo, è particolarmente dettagliata nell’indicare i significati da attribuire, nel particolare contesto normativo, a termini di estrazione “altra”. Scelta e intento sono, di per sé, certamente condivisibili dato che, così facendo, viene ridotto al minimo il “rumore interpretativo” che tanto affligge le nostre leggi; così semplificando la vita allo studioso e al pratico del diritto. Ma questa condivisibile aspirazione non trova coerente riscontro nell’attualizzazione pratica del testo normativo.

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Decreto legislativo 196/03: l’internet non è una rete

Interlex n. 269 – di Andrea Monti

L’applicazione del DLgv  196/03, già resa complessa dalla mole del testo normativo, potrebbe incontrare ulteriori problemi concreti per via dello scarso rigore definitorio adottato dal legislatore.
Un esempio è l’art. 4 c.2 lett. c) che definisce “reti di comunicazione elettronica” i sistemi di trasmissione, le apparecchiature di commutazione o di instradamento e altre risorse che consentono di trasmettere segnali via cavo, via radio, a mezzo di fibre ottiche o con altri mezzi elettromagnetici, incluse le reti satellitari, le reti terrestri mobili e fisse a commutazione di circuito e a commutazione di pacchetto, compresa Internet, le reti utilizzate per la diffusione circolare dei programmi sonori e televisivi, i sistemi per il trasporto della corrente elettrica, nella misura in cui sono utilizzati per trasmettere i segnali, le reti televisive via cavo, indipendentemente dal tipo di informazione trasportato.
La definizione è particolarmente ampia tanto da ricomprendere elementi tecnicamente attestati su livelli diversi e che sembra difficile poter equiparare in termini normativi. Così vengono messi sullo stesso piano gli apparati di trasmissione, le apparecchiature di commutazione o instradamento e le infrastrutture. Queste ultime distinte ancora in “sistemi di trasmissione” e “reti” tout-court. Inoltre, nell’elenco delle reti oggetto di attenzione legislativa viene inclusa – con seria perplessità dell’interprete – anche l’internet (anzi “Internet” con la maiuscola).

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Codici deontologici: se chi ruba i dati può scrivere le regole

Interlex n. 268

di Andrea Monti

l problema dell’invio automatico di informazioni dal computer dell’utente al titolare di un trattamento di dati personali solleva una questione di ordine più generale sull’impianto sanzionatorio del Codice in materia di protezione dei dati personali (DLgv 196/03). Infatti la struttura dell’imputazione dell’illecito è basata sul combinato disposto di tre elementi:
– una serie di articoli (artt. 17, 18, 19, 20, 21, 22, commi 8 e 11, 23, 25, 26, 27, 45, 123, 126, 129, 130) che dettano prescrizioni di varia natura;
– un’affermazione generale di responsabilità sancita nell’art. 167 (trattamento illecito di dati personali) che richiama le norme suindicate;
– la definizione di una rilevante parte della fattispecie affidata ai codici di deontologia predisposti da alcune categorie di titolari.

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DLGV 196/03 – Allegato B

Sistema di autenticazione informatica

1. Il trattamento di dati personali con strumenti elettronici è consentito agli incaricati dotati di credenziali di autenticazione che consentano il superamento di una procedura di autenticazione relativa a uno specifico trattamento o a un insieme di trattamenti.

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DLGV 196/03

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Original on the Italian Data Protection Authority website

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DLGV 196/03

Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 – Codice in materia di protezione dei dati personali
Vigenza 27 febbraio 2004 – Consolidato con la legge 26 febbraio 2004, n. 45 di conversione con modifiche dell’art. 3 del d.l. 24 dicembre 2003, n. 354.

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Trib. Lecce Ord. 28 maggio 2003

Segnalazione alla Centrale rischi della Banca d’Italia dell’esistenza di un credito a sofferenza – ammissibilità solo in caso di incapacità del debitore di far fronte in modo ordinario alle proprie obbligazioni verso l’intermediario bancario o finanziario segnalante – sussistee
Segnalazione alla Centrale rischi della Banca d’Italia dell’esistenza di un credito a sofferenza – ammissibilità in caso di uno stato di insolvenza desumibile da altri fattori – non sussiste
Segnalazione alla Centrale rischi della Banca d’Italia dell’esistenza di un credito a sofferenza – non corretta segnalazione alla Centrale rischi della Banca d’Italia dell’esistenza di un credito “a sofferenza” – idoneità a produrre effetti pregiudizievoli di perdurante attualità e determinazoione di progressiva accentuazione degli stessi – integrazione elementi del periculum in mora – concedibilità di un provvedimento d’urgenza – sussiste

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Cass. – Sez. V penale – n. 18058/03

(Presidente B. Foscarini – Relatore P.F. Marini)

LA CORTE OSSERVA

Richiesto della emissione di decreto penale di condanna nei confronti di C. S. ed E. F. in ordine al reato di cui all’art. 615 bis cod. pen. , il Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Termini Imerese pronunciava viceversa sentenza di proscioglimento di entrambi ex art. 569 cod. proc. pen..

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Cass. Sez. IV penale Sent. 30751/02

(Presidente R. Acquarone – Relatore I. S. Martella)
FATTO
Con sentenza emessa il giorno 16.1.2001 il G.U.P. del Tribunale di Campobasso dichiarava non luogo a procedere perché il fatto non sussiste nei confronti di C. R. in ordine al reato di cui agli artt. 81, co. 2° e 314 co. 2° c.p., per essersi, in qualità di dipendente del (omissis) di Campobasso, con più azioni esecutive nel medesimo disegno criminoso, appropriato momentaneamente del telefono attivatogli in ragione del suo ufficio, effettuando sessantaquattro chiamate per motivi personali dal 31 marzo al 3 giugno 1998.
Rilevava il G.U.P. che la sporadicità e l’importo esiguo delle telefonate escludevano il configurarsi di quel comportamento “uti dominus” che vede caratterizzare anche la condotta “appropriativa” di cui alla nuova ipotesi del peculato d’uso prevista dal co. 2° dell’art. 314 c.p.
Propone ricorso il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Campobasso, deducendo che il giudicante ha arbitrariamente introdotto una sorta di “soglia di punibilità” che, in alcun modo, risulta contemplata nel disposto contenuto nella fattispecie punitiva.
Peraltro, anche il rilievo secondo cui l’art. 323 bis c.p. contempla una specifica circostanza attenuante per i casi di “particolare tenuità” del reato attesta come, in subiecta materia, il legislatore ha ritenuto meritevoli di sanzioni penali anche le condotte del pubblico ufficiale che risultano prive di peculiari connotazioni di gravità, antisocialità e riprorevolezza. Peraltro, osserva ancora il P.M. ricorrente, nel caso in esame anche i dedotti “margini di tolleranza” sono stati ampiamente travalicati; l’ imputato, infatti,non si è affatto avvalso del telefono dell’ufficio in maniera episodica, effettuando, per così dire, una telefonata ogni tanto, ma lo ha usato, al contrario, in modo sistematico, effettuando ben sessantaquattro chiamate (anche non urbane) nell’arco di circa due mesi.
DIRITTO
Il ricorso merita accoglimento nei termini di seguito precisati.
Deve rilevarsi che a seguito della novella del ’90, il delitto di peculato é previsto solo in relazione alla condotta di “appropriazione”, consistente, come noto, nel comportarsi nei confronti della cosa altrui, di cui si abbia il possesso o la disponibilità per ragioni di ufficio o servizio, “uti dominus”, attuando un’i8~ersione del titolo del possesso (cfr:, fra le altre, Cass. 10.06.1993, PM c. Ferolla).
L’introduzione, poi, della ipotesi del peculato d’uso, di ci al comma 2 del nuovo art. 314 c.p., ha identificato una condotta nella quale l’uso della cosa è affermativo di un agire “uti dominus ” senza il carattere della definitività.
Tale figura delittuosa, che si applica, secondo la giurisprudenza prevalente, solo alle cose di specie, si risolve nell’uso provvisorio della cosa in difformità della destinazione datale nell’organizzazione pubblica.
In tale fattispecie viene inquadrato, nel capo di imputazione contestato al C., l’utilizzo per chiamate private dell’apparecchio telefonico fisso in dotazione all’ufficio.
Tale inquadramento, però, non appare condivisibile.
Posto che la condotta del C. è consistita nella ripetuta utilizzazione della utenza telefonica del (omissis)  di Campobasso, va precisato che, in questo caso, si è verificata una vera e definitiva appropriazione degli impulsi elettronici attraverso i quali si trasmette la voce, atteso che l’art. 624, 2° co., c.p. dispone che “agli effetti della legge penale, si considera cosa mobile anche l’energia elettrica ed ogni altra energia che abbia valore economico”.
Se, quindi, il pubblico ufficiale e l’incaricato di pubblico servizio, disponendo, per ragione dell’ufficio o del servizio, dell’utenza telefonica intestata alla pubblica amministrazione, la utilizza per effettuare chiamate di interesse personale, il fatto lesivo si sostanzia non nell’uso dell’apparecchio telefonico quale oggetto fisico, come ritenuto in sede di merito, bensì nell’appropriazione, che attraverso tale uso si consegue, delle energie, entrate a far parte della sfera di disponibilità della pubblica amministrazione, occorrenti per le conversazioni telefoniche.
Ciò porta ad inquadrare l’ ipotesi in esame nel peculato ordinario di cui al 1 ° co. dell’art. 314 c.p., considerato che non sono immediatamente restituibili, dopo l’uso, le energie utilizzate (e lo stesso eventuale rimborso delle somme corrispondenti all’entità dell’utilizzo non potrebbe che valere come ristoro del danno arrecato) (cfr.: Cass. Sez. VI 14 novembre 2001, Chirico).
Ciò chiarito in via generale, deve osservarsi che, nel concreto assetto dell’organizzazione pubblica, viene in rilievo una sfera di utilizzo della linea telefonica dell’ufficio per l’effettuazione di chiamate personali, che non può considerarsi esulante dai fini istituzionali, e nella quale, quindi, non si realizza l’evento appropriativo suddescritto. Si tratta delle situazioni in cui il pubblico dipendente, sollecitato, durante l’espletamento del servizio, da impellenti esigenze di comunicazione privata, finirebbe, ove non potesse farvi rapidamente fronte tramite l’utenza dell’ufficio, per creare maggior disagio all’amministrazione sul piano della continuità e/o della qualità del servizio. In questi casi, verificandosi una convergenza fra il rispetto di importanti esigenze umane e il più proficuo perseguimento dei fini pubblici, la stessa amministrazione ha interesse a consentire al dipendente l’utilizzo privato della linea dell’ufficio.
Di tale realtà si rinviene un preciso riscontro formale nel Decreto del Ministro per la Funzione Pubblica del 31 marzo 1994 (in G.U. 28.06.1994, n. 149), che, nel definire (in ossequio al disposto dell’art. 58 bis del D.Lgs. n. 3 febbraio 1993, n. 29) il codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, ha specificatamente previsto che in “casi eccezionali” il dipendente può effettuare chiamate personali dalle linee telefoniche dell’ufficio. Recita, infatti, testualmente la prima parte del comma quinto dell’art. 10 del cit. D.M.: “Salvo casi eccezionali, dei quali informa il dirigente dell’Ufficio, il dipendente non utilizza le linee telefoniche dell’ufficio per effettuare chiamate personali”. Statuizione nella quale, chiaramente, l’informativa al dirigente dell’Ufficio riveste natura di mero adempimento formale, che, al di là delle conseguenze disciplinari che possono derivare dalla sua violazione, non condiziona l’ autonoma e sostanziale rilevanza “derogatoria”, ai fini del discorso che qui interessa, del “caso eccezionale” (cfr.: Cass. Sez. VI, 23.10.2000, Di Maggio).
Applicando i principi illustrati al caso in esame, non può escludersene la rilevanza penale, sia pure nell’ambito della fattispecie contestata ex art. 314 2° co. c.p., non essendo stato accertato in fatto dal giudice di merito se le telefonate (che per il loro numero – sessantaquattro – in verità non sembrano rivestire né il carattere della episodicità né tantomeno quello della sporadicità), siano state fatte eccezionalmente dal prevenuto, in quanto effettivamente “compulsato da rilevanti e contingenti esigenze personali”.
Per quanto sopra va disposto l’annullamento della sentenza impugnata con rinvio al Tribunale di Campobasso.
PER QUESTI MOTIVI
La Corte di Cassazione
Annulla la sentenza impugnata con rinvio al Tribunale di Campobasso.

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Too many secrets

Computer Programming n.ro 78 del 21-09-02

Sempre rimanendo in tema di cinema, quelli di voi che hanno visto I signori della truffa il film con Robert Redford e Dan Aykroyd (a proposito, consiglio a chi non lo ha fattodi rimediare subito) riconosceranno nel titolo di questo pezzo l’anagramma di Setec Astronomy il nome in codice del progetto supersegreto che celava l’esistenza di un cripto-chip in grado di rompere qualsiasi algoritmo di cifratura. Questa citazione non è soltanto un vezzo stilistico, ma il riassunto dello stato attuale della “galassia crittografia”.

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