Benvenuti a un’altra puntata de “I professionisti dell’informazione”.
Con un umorismo involontario da manuale, riportando la notizia del Festival del giornalismo Repubblica.it affida a Leonardo Malà un articolo sul superamento del fact-checking. Ma commentando uno degli eventi della manifestazione riservato al caso di Stefano Cucchi, il giornalista scrive:
Uno scontro fra il Corpo del reato, titolo dell’ultimo libro di Bonini sulla tragica fine di Stefano Cucchi, e il Corpo dei carabinieri, più precisamente dei tre militari rinviati a giudizio per aver pestato a morte il giovane geometra.
Che c’è di strano? Semplice: i Carabinieri (peraltro, da scrivere con la maiuscola) sono un’Arma (come la Marina e l’Aereonautica) e non un Corpo (come la Guardia di finanza). Per essere scrupolosi, andrebbe anche detto che in realtà, una volta, si chiamavano Corpo dei Carabinieri reali.
Di fronte a una superficialità del genere mi arrendo. Alzo le mani. Mi dichiaro prigioniero politico, appartenente alle Brigate della pillola rossa (quella di Matrix, se non si fosse capito).
Se l’informazione professionale, per prima, offre questo spettacolo, viene meno la possibilità di distinguere nettamente ciò che è informazione professionale – e dunque degna di fede – da fesserie, stupidaggini e notizie inventate messe in giro da buontemponi, ignoranti o disfattisti di mestiere.
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