Esperto di Cyberqualsiasicosa in dieci lezioni

Non c’Ŕ bisogno di sapere di cosa si parla quando si scrive di computer. Basta seguire queste dieci regolette per catturare l’attenzione di media e aziende!

  1. sbandierate un’affiliazione accademica anche se non ha relazione con l’argomento di cui state parlando. Un’aura universitaria fa sempre figura,
  2. mettete in uno shaker le parole “AI”, “Cyber”, “virtuale”, “futuro”, “cinetico” e “minaccia” insieme a Vodka, Gin e Kina Lillet e agitate (per l’amore di Dio, non miscelate!). In questo modo otterrete un cocktail di parole meravigliosamente armonizzato che soddisfa tutti i gusti… e non dimenticata la fetta di limone, naturalmente!
  3. tenetevi alla larga dai fatti e basate le vostre peregrinazioni su ci˛ che i signori del marketing ICT scaricano sul mercato,
  4. scrivete in inglese, anche se a malapena parlate la vostra lingua madre. E se non potete permettervi un traduttore professionista per esprimere le vostre idee (?) usate Google Translate. E’ il messaggio quello che conta, non il modo in cui Ŕ espresso. D’altra parte, non vi piacerebbe sembrare come uno di quegli scienziati russi o tedeschi che, ai bei tempi, erano presi sul serio in Occidente anche per via dello forte accento nativo?
  5. cominciate (e continuate) a parlare di “scenari strategici”, “intelligence” e “lezioni apprese” dal vostro (e ovviamente autorevole) punto di vista,
  6. cercate, a tutti i costi, di comparire in fotografie insieme a chiunque indossi un’uniforme (meglio se ufficiale superiore). Non c’Ŕ bisogno di conoscerlo,
  7. utilizzate solo parole vuote, alle quali ciascuno pu˛ attribuire il significato che preferisce. D’altra parte, non Ŕ quello che vi hanno insegnato al seminario di programmazione neurolinguistica?
  8. Parlate solo ed esclusivamente del passato e del futuro. Mai, per nessuna ragione, occupatevi del presente,
  9. Violentate le statisitiche. Meno ne sapete, meglio riusicirete a far si che i numeri mentano al vostro posto,
  10. Utilizzate il paralogismo Post hoc come strumento standard per le vostre analisi. Correlazione non significa Causazione, ma… a chi importa?

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