Uber, non è colpa del software l’incidente che ha ucciso il pedone negli Usa

Il video dell’incidente che ha coinvolto la macchina autonoma di Uber dimostra che – per una volta – il software non ha un ruolo nel provocare danni.
di Andrea Monti – Key4Biz.it del 22 marzo 2018 Continue reading “Uber, non è colpa del software l’incidente che ha ucciso il pedone negli Usa”

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Pericoloso (e sbagliato) messaggio nello spot sul parcheggio autonomo

Ierti sera, su una primaria rete televisiva nazionale, è andato in onda uno spot che magnificava le capacità di guida (parcheggio, nel caso di specie) autonoma di una vettura.

Non ricordo la marca – il che dovrebbe dire molto sulla (in)efficacia di quella pubblicità – ma ricordo benissimo lo script: un tizio si cambia in macchina mentre quella parcheggia da sola, sotto gli occhi di una donna che guarda la scena (ma non si capisce quale) fra l’ammirato e l’incuriosito.

Banalità della sexploitation a parte, c’è un grave errore di fondo nel messaggio veicolato da questa pubblicità, e cioè che mentre la macchina sta funzionando si può fare altro, distraendosi dal controllo del mezzo. Continue reading “Pericoloso (e sbagliato) messaggio nello spot sul parcheggio autonomo”

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La scoperta di un pianeta dimostra cosa NON è l’intelligenza artificiale

Repubblica.it diffonde un articolo firmato da Jaime D’Alessandro, sulla scoperta di un pianeta resa possibile dall’uso di intelligenza artificiale. Ma leggendo la notizia si scopre che, al contrario, il risultato è stato possibile grazie allo stupido stakanovismo delle macchine. Continue reading “La scoperta di un pianeta dimostra cosa NON è l’intelligenza artificiale”

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L’errore di fondo delle tre leggi della robotica (e di chi vuole applicarle)

Nel 1950 Isaac Asimov pubblica Runaround, un racconto breve nel quale compaiono per la prima volta le famose “tre leggi della robotica”, oggi diventate l’artificio retorico citato a sproposito dagli “esperti” di “intelligenza artificiale” e “robotica intelligente”.

Le Leggi di Asimov sono una brillante invenzione letteraria ma, dal punto di vista giuridico, sono viziate da un presupposto sbagliato, e cioè che i robot possano avere il libero arbitrio.

Basta leggerle con un po’ di attenzione per rendersi conto dell’equivoco: Continue reading “L’errore di fondo delle tre leggi della robotica (e di chi vuole applicarle)”

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Il Fatto Quotidiano, i chatbot afasici di Facebook e la creazione di un nuovo Dio

Il Fatto Quotidiano torna nuovamente ad occuparsi della questione dei chatbot afasici di Facebook con un articolo a firma di Marco Schiaffino che ripropone in modo criticabile i luoghi comuni che hanno caratterizzato i commenti alla notizia secondo la quale due “intelligenze artificiali” avrebbero “creato” un linguaggio incomprensibile agli umani. Continue reading “Il Fatto Quotidiano, i chatbot afasici di Facebook e la creazione di un nuovo Dio”

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Il Fatto Quotidiano, Libero Quotidiano e i chatbot afasici di Facebook

Benvenuti ad una nuova puntata de “I professionisti dell’informazione”.

La notizia pubblicata oggi da Il Fatto Quotidiano secondo la quale due chatbot sperimentali di Facebook avrebbero cominiciato a parlare una lingua incomprensibile per gli umani e che perciò sarebbero stati spenti immediatamente offre molti spunti di riflessione.

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Daniel Dennett. Un articolo e un intervento a Intelligence Squared per capire che l’intelligenza artificiale è, appunto, artificiale

L’intelligenza artificiale è poco intelligente e molto artificiale.

In un articolo pubblicato dal Financial Times e in un intervento a Intelligence Squared, Daniel Dennett smonta il mito (nemmeno troppo) moderno della possibilità di costruire una “superintelligenza”.

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“Colpa dell’algoritmo”: Il nuovo mantra della deresponsabilizzazione

Computer says no! – il computer dice no! è il mantra che uno dei personaggi di Little Britain, Carol Beer, la bancaria incapace dall’intelligenza artificiale ripete ogni volta che un cliente le pone una domanda fuori dagli standard. Chi – come me – è vecchio abbastanza, ha perso il conto delle volte nelle quali lo sportellista di un ente pubblico o di un’azienda privata rispondeva in termini – e toni – analoghi a quelli di Carol Beer: il computer dice di no, è colpa del computer, il computer non prevede questa ipotesi… tutte forme di deviazione della responsabilità da quella del reale colpevole (chi ha validato l’analisi e la scrittura del software) a quella di una macchina che nella sua stupida rigidità non consentirebbe di fare quello che l’utente sta chiedendo. Un modo estremamente comodo per far sì che nessuno paghi per le inefficienze, i ritardi e le follie della burocrazia.

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La riscoperta della ruota. Inventata la “roboetica” di Isaac Asimov

La Commissione affari giuridici dell’Unione Europea pubblica un rapporto sulla robotica palesemente ossessionato da luddismo e sindrome di Frankenstein, mentre un ricercatore italiano, evidentemente ignorando o facendo finta di non conoscere i romanzi di Isaac Asimov, si inventa – e viene premiato per – la “roboetica”.

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